Sogno avverato, ora sono più consapevole

C’è un filo invisibile che lega Bologna a San Paolo del Brasile, il simulatore di Brackley all’asfalto bagnato di Donington. Andrea Kimi Antonelli ha vinto il Gran Premio di Cina e lo ha fatto portando con sé un’eredità pesante come il piombo, ma leggera come il suo talento. Sul musetto della sua monoposto brilla il numero 12, lo stesso che accompagnò la prima parte della leggendaria carriera di Ayrton Senna tra Lotus e McLaren. E domenica, tra le curve di Shanghai, l’eco del suo idolo di sempre è risuonata più forte che mai.
Le immagini del post-gara sono già destinate a diventare iconiche: la mano salda sul cuore durante l’inno di Mameli, le lacrime che rompono gli argini e quel lungo, infinito abbraccio con il padre Marco. Ma il campione è rimasto umano nel retropodio. Parlando con l’imolese Stefano Domenicali, amministratore delegato di F1, Kimi ha regalato il momento più sincero della giornata, confessando con la genuinità dei suoi 19 anni nel commentare un errore a pochi chilometri dalla bandiera a scacchi: “Mi sto cag… addosso”. Una frase che demolisce il mito del pilota imperturbabile e racconta la tensione di chi sa di aver appena compiuto un’impresa storica.
Ai microfoni di Sky, Antonelli ha mostrato una maturità analitica sorprendente: “Ho sognato che ci sarebbe stata questa possibilità e oggi si è avverata. Sono al settimo cielo. La chiave? La partenza. In passato erano state terribili, ma stavolta lo stacco è stato buono, anche se ho perso la posizione su Lewis Hamilton”. Kimi ha poi raccontato la sua danza tra le mescole degli pneumatici: la sofferenza con le medie per contenere il passo di George Russell e la cavalcata trionfale con le Hard, nonostante un brivido finale: “Mi sono rilassato troppo e ho commesso un errore, non dovrà più succedere, ma il passo era veramente buono”.
Il momento critico è arrivato al restart dopo la safety car per il ritiro dell’Aston Martin di Lance Stroll, con le temperature degli pneumatici che non volevano saperne di salire: “Rispetto alla Ferrari abbiamo fatto una fatica tremenda a scaldare le gomme, ma sono riuscito a restare calmo e a tenere la situazione sotto controllo”. Questa vittoria a Shanghai cambia la geografia del suo mondiale: “Ora avrò un approccio diverso, sarò più consapevole del mio potenziale. Ma battere George e gli altri non sarà facile, bisogna continuare a martellare”.
Il ragazzo col numero 12 è diventato grande. Se è vero che i numeri hanno un’anima, oggi quel “12” ha smesso di essere un omaggio al passato per diventare il vessillo di un futuro che parla italiano. E nel post gara doccia di champagne e bacio alla sua freccia d’argento. Come una rockstar: “Addirittura? Sono senza parole, sto ancora realizzando quello che è successo. Ha un significato enorme per la mia famiglia. Sono contento, spero che sia la prima di tante. La stagione è ancora lunga, ma siamo sulla strada giusta”.
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