Barindelli (Natixis IM): “Nelle fasi di volatilità è necessario puntare sulla qualità”
In una fase di grande volatilità c’è bisogno di un timone saldo e una visione lungimirante. Ne abbiamo parlato con Marco Barindelli, Country Head Italy Wholesales & Distribution di Natixis IM.
Cosa intendiamo quando parliamo di rotazione settoriale e come si lega alle fasi del ciclo economico?
“La rotazione settoriale resta un fattore determinante per comprendere i risultati dei mercati finanziari. Essa descrive il movimento dei capitali tra i diversi settori dell’economia, un fenomeno strettamente legato alle fasi del ciclo economico. Storicamente, i settori ciclici (come industria, finanza e consumi discrezionali) tendono a sovraperformare durante le fasi di ripresa ed espansione. Al contrario, i settori difensivi (sanità, utility, beni di prima necessità) dimostrano maggiore resilienza durante rallentamenti o recessioni. Questa dinamica è accelerata dalla volatilità macroeconomica (crisi, variazioni dei tassi) e dalla diffusione di strumenti come ETF e trading quantitativo, che permettono riallocazioni molto rapide. La rotazione è particolarmente accentuata in Europa, la cui Borsa è più sensibile al ciclo economico a causa del maggior peso di banche, energia e industriali rispetto agli Stati Uniti, dominati dalla tecnologia. Sebbene possa creare valore, questa strategia richiede tempismo e un’attenta gestione del rischio”.
Quanto conta la qualità nelle fasi di volatilità?
“Nei periodi di forte rialzo dei mercati (fasi “Beta”), la maggior parte dei titoli tende a salire, mascherando le differenze di qualità tra le aziende. In questi contesti, anche una selezione di titoli meno rigorosa può ottenere buoni risultati. La situazione si inverte nelle fasi di forte volatilità o crisi: la dispersione dei rendimenti aumenta e gli investitori tornano a focalizzarsi sui fondamentali, premiando le società con bilanci solidi, alta generazione di cassa e debito sostenibile. È in questi momenti che emerge il valore della gestione attiva (Alpha), poiché un portafoglio composto da aziende di alta qualità tende a subire perdite più contenute e a recuperare più in fretta. La qualità dei sottostanti diventa quindi un fattore decisivo per proteggere il capitale e sovraperformare il mercato nel lungo periodo”.

In cosa consiste la differenza tra liquidità e liquidabilità?
“Per prima cosa occorre chiarire cosa si intende per ‘liquidità’ e ‘liquidabilità’. La liquidità è la facilità e rapidità di convertire un investimento in denaro senza influenzarne il prezzo, caratteristica tipica dei mercati pubblici (es. azioni). La liquidabilità, invece, riguarda la possibilità concreta di vendere un asset, anche se questo richiede tempo, una negoziazione o l’accettazione di uno sconto sul prezzo. Questa distinzione è essenziale soprattutto nei private markets (Private Equity, Private Debt), dove gli investimenti sono per natura illiquidi. Un asset in questi mercati può non essere liquido, ma rimane “liquidabile” tramite mercati secondari o accordi privati. Comprendere questa differenza è vitale per gestire correttamente il rischio, i vincoli di capitale e le aspettative di disinvestimento, evitando di sottovalutare i tempi e le condizioni di vendita”.
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