Flash mob dei ricercatori precari all’Università di Torino: “Il precariato è una corsa a ostacoli”
“Il precariato è una corsa a ostacoli”, così i ricercatori e le ricercatrici dell’Assemblea precaria universitaria questa mattina hanno “costretto” i senatori dell’Università di Torino a superare una serie di barriere sul percorso per entrare nell’aula dove erano attesi per dare inizio alla seduta. Il collettivo ha sistemato fili e scatole da “dribblare” lungo la balconata del rettorato di via Verdi, e sul percorso diversi fogli per raccontare momenti di vita vissuta dei precari, quindi sfide, speranze e anche delusioni, come “mancato rinnovo dopo 15 anni di precariato”, “flessibilità obbligata” e “mobilità geografica” «Cartelli, corpi, barriere simboliche renderanno visibile ciò che quotidianamente resta invisibile: il lavoro produttivo e riproduttivo che tiene in piedi l’Accademia e che viene sistematicamente sfruttato, precarizzato ed espulso», spiegano dall’assemblea.


Il flash mob è tra le iniziative della giornata di sciopero transfemminista, lanciato dal movimento transfemminista Non Una di Meno in occasione dell’8 marzo, a cui l’assemblea ha aderito. Tra queste anche lo sciopero dal posto di lavoro per denunciare «la violenza di genere, che si manifesta in molestie, mobbing e gerarchie relazionali nei rapporti di potere, ma anche la violenza istituzionale del ricatto lavorativo e della precarietà, continuando a chiedere a Rettrice e Senato di dare seguito alle promesse fatte durante la seduta di dicembre».
Proprio nei giorni scorsi l’Università di Torino ha annunciato che grazie a dei cofinanziamenti ministeriali assumerà 54 ricercatori, di cui la metà entrati in ateneo con progetti Pnrr, oltre a una serie di misure strutturate per abbattere il precariato ma per l’assemblea precaria «non è sufficiente», così lo sciopero di oggi perché «le nostre vite e il nostro lavoro valgono». Dopo il flashmob si sposteranno al presidio contro il ddl Buongiorno davanti al tribunale, «per intrecciare le lotte e proseguire la nostra giornata di sciopero».
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