Piemonte

chiesto il rinvio a giudizio per sei indagati

CUNEO – Si apre una nuova fase giudiziaria nella vicenda della morte di Anisa Murati, la bambina di sette anni annegata nel biolago del bioparco AcquaViva di Caraglio. La Procura di Cuneo ha infatti chiesto il rinvio a giudizio per sei persone ritenute, a vario titolo, responsabili della tragedia.

L’indagine, coordinata dai magistrati cuneesi, punta a chiarire non soltanto quanto accaduto nei minuti immediatamente precedenti alla scomparsa della bambina, ma anche l’intera organizzazione della giornata e le condizioni di sicurezza della struttura che ospitava il gruppo.

Il dramma del 17 luglio

La tragedia risale al 17 luglio 2024. Anisa partecipava a una gita organizzata nell’ambito dell’estate ragazzi della Valle Stura, coordinata dal parroco di Demonte, don Fabrizio Della Bella.

Durante la giornata trascorsa al bioparco AcquaViva, la bambina si sarebbe allontanata senza che nessuno se ne accorgesse immediatamente. A dare l’allarme è stato il ritrovamento delle sue ciabattine rosa lasciate sulla riva del biolago.

Da quel momento sono scattate le ricerche tra animatori e personale della struttura. I soccorsi però verranno contattati soltanto in un secondo momento. Saranno infine i sommozzatori intervenuti sul posto a individuare il corpo della piccola sul fondo del lago, a circa due metri di profondità.

Sei indagati

Le verifiche della Procura hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati di sei persone.

Si tratta del gestore del bioparco, Roberto Manzi; del parroco don Fabrizio Della Bella, organizzatore della gita; delle due giovani animatrici maggiorenni incaricate della vigilanza sui bambini, indicate con le iniziali D.S. e L.G.; del progettista e direttore dei lavori della struttura, Stefano Ferrari; e del responsabile dell’ufficio tecnico comunale nonché responsabile unico del procedimento, Graziano Viale.

Per tutti l’ipotesi di reato contestata è quella di omicidio colposo. Nei confronti di Ferrari e Viale si aggiunge inoltre l’accusa di falso in atto pubblico, legata alla documentazione tecnica della struttura.

Il nodo del braccialetto

Tra gli elementi al centro dell’inchiesta vi è anche il sistema di accesso al lago. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, alla bambina sarebbe stato consegnato un braccialetto arancione, riservato ai nuotatori, invece del braccialetto verde destinato a chi non sa nuotare o ha poca confidenza con l’acqua.

Un errore che, secondo l’accusa, avrebbe permesso alla piccola di avvicinarsi all’area del lago senza particolari limitazioni o controlli.

Verso l’udienza preliminare

Con la richiesta di rinvio a giudizio, la vicenda si avvia ora verso l’udienza preliminare, durante la quale il giudice dovrà stabilire se esistano gli elementi per aprire un processo.

Un passaggio decisivo per fare luce su una tragedia che ha profondamente colpito la comunità della Valle Stura e il Cuneese, e per accertare eventuali responsabilità nella morte della piccola Anisa.

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