Solo il 30% delle donne nei CdA delle cooperative
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GUARDA IL SERVIZIO VIDEO. Confcooperative Friuli Venezia Giulia ha celebrato dieci anni di impegno per la parità di genere con l’incontro “Generazioni in dialogo: la cooperazione femminile guarda avanti”. Il confronto sul futuro della cooperazione e sul ruolo femminile nelle imprese si è tenuto nella Camera di commercio di Pordenone-Udine ed è stato dedicato al ruolo centrale delle donne all’interno delle cooperative e alle sfide future legate a conciliazione vita-lavoro, prevenzione delle molestie e inclusione sociale.
«C’è una crescente sensibilità nelle imprese verso buone pratiche di conciliazione e certificazioni di genere», sottolinea Mirella Berdini, presidente della Commissione Donne Cooperazione Fvg. Oggi le donne rappresentano circa il 50,2% degli addetti nelle cooperative regionali, e il 41% delle realtà intervistate punta ad aumentare ulteriormente la presenza femminile. Purtroppo, solo il 30% delle donne siede nei CdA delle cooperative stesse. Purtroppo è ancora troppo poco”.
“Non credo che la forma lessicale, ad esempio, incida quanto la sostanza del cambiamento. Non ho mai sentito soffermarsi abbastanza su questioni concrete come il taglio dello stipendio durante la maternità: sono queste le criticità su cui bisogna intervenire davvero”, ha riferito nel suo intervento l’assessore regionale al Lavoro, formazione, istruzione, ricerca, università e famiglia Alessia Rosolen. Da qui il suo invito a superare una visione assistenziale delle politiche di genere. “Sono profondamente convinta che vada rigettata l’idea che le donne debbano essere inserite tra le categorie da proteggere. Il vero obiettivo è costruire un sistema del lavoro che garantisca parità e opportunità lungo tutto il
percorso professionale”.
L’incontro ha affrontato anche leadership, differenze generazionali e neuroscienze applicate al lavoro, con il lancio del progetto “Generazioni in dialogo” dedicato ai giovani cooperatori. Accanto all’inclusione, Confcooperative ha rafforzato la prevenzione sanitaria con il programma “Corpi da ascoltare”, volto a promuovere la medicina di genere per i 160 mila soci regionali.
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