Confeuro, nel Lazio aziende agricole in crescita – Business
“Un territorio regionale dalla
storica vocazione agroalimentare, con al suo interno Roma, il
comune agricolo più grande d’Europa per estensione (63.000
ettari) e con rilevanti quantità e qualità delle produzioni”. E’
questo il quadro di sintesi che emerge dal report realizzato da
Confeuro sull’agricoltura del Lazio. L’analisi ha messo a
sistema i dati dell’Osservatorio statistico – Mondo Agricolo,
pubblicato dall’Inps nel 2025 e le elaborazioni Ismea nel
rapporto 2024 “Giovani e Agricoltura”. “Il quadro che emerge –
commenta Andrea Tiso, presidente nazionale
Confeuro-Confederazione Agricoltori Europei – restituisce per il
Lazio un settore primario in trasformazione, attraversato da
segnali contrastanti ma anche da dinamiche di vitalità,
soprattutto sul fronte del lavoro dipendente e della presenza
giovanile”. “Sul versante delle imprese con operai agricoli
dipendenti – aggiunge Tiso – i dati Inps dicono che per il
Lazio, dopo una fase di sostanziale stabilità tra il 2019 (8.024
aziende) e il 2021 (8.075), si registra un calo nel biennio
successivo fino a 7.544 nel 2023. Nel 2024 però il dato risale a
7.768 unità, con un incremento di oltre 200 imprese in un solo
anno, in controtendenza rispetto al dato nazionale che segna un
-1,1%. Se si considera l’intero periodo 2019-2024, il saldo
resta comunque leggermente negativo (circa -250 aziende),
segnale di una contrazione strutturale che solo nell’ultimo anno
di riferimento mostra un’inversione”. “Più dinamico – prosegue
il presidente Confeuro – appare il fronte dell’occupazione
dipendente: gli operai agricoli nel Lazio passano da 43.693 nel
2023 a 47.034 nel 2024, con un aumento del +7,6%, ben superiore
alla media italiana (+2,4%). “Sul fronte giovanile Confeuro ha
analizzato il Rapporto Ismea, che segnala nel caso del Lazio
“una riduzione delle imprese agricole condotte da giovani: dalle
3.561 del 2018 si scende a 2.913 nel 2023 (-18,2%). “Il calo –
sottolinea la Confederazione – è marcato e potrebbe indicare
difficoltà nel ricambio imprenditoriale”.
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