lo psichiatra critica l’allontanamento della madre dai figli
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La decisione del Tribunale dei minori dell’Aquila di allontanare una madre dai propri figli nella casa famiglia sta sollevando forti critiche da parte degli esperti. Lo psichiatra Tonino Cantelmi, perito incaricato nel caso della “famiglia nel bosco”, definisce l’ordinanza “shock” e “pericolosa”, paventando il rischio che si stia procedendo verso un’adozione non necessaria.
La vicenda, che ha attirato l’attenzione dell’opinione pubblica, riguarda una famiglia che aveva scelto di vivere in modo isolato nei boschi abruzzesi. I minori, già collocati in una casa famiglia, dovranno ora essere trasferiti in un’altra struttura protetta, mentre alla madre Catherine è stato imposto l’allontanamento dalla struttura dove si trovava con i figli.
Secondo Cantelmi, questa decisione rappresenta “il punto più basso” dell’intera vicenda. Lo psichiatra sottolinea come non si tratti di genitori maltrattanti, violenti o con problemi di tossicodipendenza, circostanze che potrebbero giustificare misure così drastiche. L’esperto evidenzia invece l’assenza di comportamenti criminali o conflittuali da parte dei genitori.
La critica principale mossa dallo psichiatra riguarda l’approccio adottato dalle autorità. Cantelmi sostiene che sarebbe stato più appropriato optare per una riunificazione familiare sotto stretto monitoraggio di un’équipe sociosanitaria specializzata della ASL, affidando il caso a professionisti competenti in grado di gestire la situazione nel migliore interesse dei minori.
Particolare preoccupazione viene espressa per l’impatto psicologico sui bambini. L’allontanamento forzato della madre dalla casa famiglia rischia di costituire, nelle parole del perito, un “trauma indelebile” nella mente dei minori coinvolti. Lo sconcerto per questa decisione appare diffuso, con reazioni di indignazione che Cantelmi definisce “pressoché unanimi”.
La vicenda resta aperta, con il trasferimento dei minori in una nuova struttura protetta ancora da effettuare. Nel frattempo, la decisione del Tribunale solleva interrogativi sulla gestione dei casi familiari complessi e sul delicato equilibrio tra tutela dei minori e preservazione dei legami familiari, in particolare quello fondamentale con la figura materna.
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