Buck Meek – The Mirror: Specchio specchio delle mie brame :: Le Recensioni di OndaRock
Va detto che i Big Thief hanno mitigato in maniera egregia lo scossone causato dall’abbandono di Max Oleartchik. Allargare a collaborazioni e contributi esterni ha dato inatteso vigore alla band e, nonostante alcune lecite perplessità, l’album “Double Infinity” ha indicato una nuova via per la formazione folk-rock di Brooklyn.
Per il nuovo disco solista Buck Meek utilizza lo stesso approccio, coinvolgendo, oltre a gran parte del gruppo, amici e familiari in quella che è a tutti gli effetti l’uscita più solare e leggiadra della famiglia Big Thief e associati.
Registrato nello studio personale a Los Angeles, “The Mirror” è il frutto di un nuovo approccio in fase compositiva, messo a punto con la complicità del batterista dei Big Thief, James Krivchenia, ovvero un sistema modulare che, attivato dall’utilizzo di strumenti tradizionali, offre la possibilità, attraverso l’elettronica, di poter creare performance adatte per la messa in scena live con pochi elementi.
L’album è anche un omaggio all’amico Tucker Zimmerman recentemente scomparso a causa di un incidente domestico – la casa ha preso fuoco uccidendo Tucker e la compagna Marie-Claire – mentre le canzoni scivolano con avvolgente semplicità, restando piacevolmente nei paraggi del country-rock più polveroso e di confine.
Pochi fronzoli ma anche tanta profondità in queste undici composizioni: il groove dalle sembianze pop di “Ring Of Fire” e il graffiante mix di chitarre e synth di “Demon” (scritta con Adrianne Lenker) rappresentano il punto d’arrivo di questa visione più espansiva di Buck Meek. Ai due brani succitati spetta anche il compito di fare da spartiacque tra il trittico iniziale, aperto dalla scompigliata e incisiva “Gasoline” e da due ballate country piacevolmente ordinarie (“Pretty Flowers”, “Can I Mend It?”), e una seconda parte che, pur non rinunciando alla tradizione – la finto ruvida “God Knows Why” e il talking-country alla Bob Dylan con accattivante assolo di chitarra di “Worms” – offre uno slancio poetico sincero (“Heart in The Mirror”) ma anche il momento più intenso e convincente dell’album, ossia la corrosiva “Soul Feeling”, che abdica alla logica melodica e armonica del resto dell’album per un minimalismo messo a servizio di un sound alla Crazy Horse.
Di egual caratura la conclusiva “Outta Body”, dove il caos è dettato da sequenze ritmiche rocambolesche, che arginano le immaginarie direttive melodiche del brano, regalando un finale esplosivo in grado di certificare lo stato di salute di un artista che sembra non aver paura nel dialogare con dubbi e incertezze.
Per Buck Meek guardarsi allo specchio è un modo per mettere a nudo la propria vulnerabilità. “The Mirror” non è quindi necessariamente il suo album definitivo, ma un buon punto di partenza per nuove sfide future.
06/03/2026




