Tregua appesa a un filo, ma per Trump sono «solo scaramucce»
Dallo Studio Ovale al Pentagono la domanda da un milione di dollari che tutti hanno rivolto a Donald Trump e ai suoi più alti funzionari è: la tregua con l’Iran regge? E, nonostante la decina di attacchi di Teheran contro navi americane dall’8 aprile scorso, la risposta unanime è stata che il cessate il fuoco resiste.
Durante un incontro alla Casa Bianca con un gruppo di bambini per il lancio di un nuovo progetto di fitness nelle scuole, il presidente americano ha insistito che l’Iran vuole un accordo e che una soluzione negoziata è ancora possibile. L’operazione militare e le tensioni a Hormuz per lui sono solo «scaramucce», perché «Teheran non ha chance, non le ha mai avute: «Sanno quello che devono fare» per non violare la tregua. Alla domanda precisa di un giornalista, tuttavia, su quale potrebbe essere il limite oltre il quale Washington deciderà di riprendere i combattimenti, il commander-in-chief non ha fornito ulteriori dettagli limitandosi a rispondere: «Lo scoprirete». The Donald ha anche espresso irritazione per l’atteggiamento dei suoi interlocutori iraninani che «gli parlano con rispetto» dietro la quinte ma poi vanno in tv a smentire. E ha esortato Teheran a “fare la cosa intelligente, perché non vogliamo uccidere ancora».
Sul cessate il fuoco era intervenuto in un briefing al Pentagono anche Pete Hegseth, assicurando che per ora «la tregua regge», ma mettendo in guardia l’Iran che la situazione potrebbe cambiare da un momento all’altro e le forze armate americane sono «caricate», ‘loaded’, come armi. «Spetta al presidente decidere qualora la situazione dovesse degenerare in una violazione del cessate il fuoco». Lo stesso concetto ribadito dal capo degli stati maggiori congiunti, Dan Caine, secondo il quale gli attacchi subiti finora non superano la «soglia» necessaria per una ripresa di operazioni su vasta scala, come quelle a cui il mondo ha assistito con Epic Fury all’inizio della guerra. Tuttavia, ha precisato il generale, quando e se quella soglia sarà superata è una valutazione politica. Hegseth ha poi sostenuto che l’Iran non controlla lo stretto di Hormuz e che con Project Freedom gli Stati Uniti hanno creato una «cupola rossa, bianca e blu» sopra lo strategico tratto di mare. Il transito di due navi commerciali Usa lunedì dimostrerebbe che la via è «libera. E’ un regalo per il mondo», ha dichiarato il segretario alla Difesa.
Alti funzionari del Pentagono però hanno rivelato alla Cbs che le due cacciatorpediniere della marina americana hanno schivato un bombardamento iraniano. Secondo le fonti la Uss Truxtun e Uss Mason, supportate da elicotteri Aapache e altri velivoli, sono state attaccate da piccole imbarcazioni, missili e droni contro di loro in quello che i funzionari hanno descritto come un attacco prolungato che non ha colpito nessuna delle due navi. Hegseth è stato anche interpellato sui famigerati ‘delfini kamikazè. «Non posso confermare né smentire se noi ne abbiamo. Posso però confermare che l’Iran non ne ha», ha risposto. La scorsa settimana il Wall Street Journal aveva citato funzionari iraniani secondo i quali Teheran si accingeva ad usare delfini armati di mine per attaccare le navi americane.
Intanto i pasdaran hanno rilanciato un chiaro avvertimento a tutte le imbarcazioni, quello di non attraversare lo stretto attraverso rotte non autorizzate, minacciando una «risposta decisa». Mentre il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, è intervenuto sugli attacchi agli Emirati arabi uniti, che Teheran ha smentito, sottolineando che gli eventi a Hormuz chiariscono che non esiste una soluzione militare a una crisi politica. «Poiché i colloqui stanno facendo progressi grazie al cortese sforzo del Pakistan, gli Stati Uniti dovrebbero guardarsi dall’essere trascinati di nuovo in un pantano da parte di malintenzionati. Lo stesso dovrebbero fare gli Emirati Arabi Uniti», ha scritto su X il ministro, bollando poi Project Freedom come «un progetto morto».
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