Giornate di passione per i costi energetici, gas raddoppiato in due sedute. E aumenta anche l’inflazione

Negli ultimi giorni i movimenti sui mercati energetici e i dati preliminari sull’inflazione hanno messo sotto pressione le dinamiche di costo della vita anche in Umbria, dove già il 2025 aveva registrato segnali di criticità nella spesa delle famiglie.
La giornata di ieri sui mercati energetici è stata definita “di passione” dagli analisti: il prezzo del gas naturale in Europa è quasi raddoppiato in due sedute, raggiungendo quota 60 euro per megawattora sul mercato Ttf, sebbene la successiva chiusura abbia riportato i livelli attorno a 53,6 euro, comunque significativamente alti rispetto ai mesi precedenti. Parallelamente, il petrolio Brent ha toccato i massimi dall’estate 2024, con punte oltre 85 dollari al barile e una chiusura attorno agli 81 dollari. Questi movimenti sono alimentati dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente — con attacchi a terminal energetici nel Golfo Persico, stop alle forniture di Gnl dal Qatar e prime chiusure di giacimenti petroliferi in Iraq — che riflettono rischi crescenti alle rotte di approvvigionamento. Queste disfunzioni si traducono in pressioni al rialzo particolarmente su diesel, che ha superato i 1.000 dollari per tonnellata (+30% in due giorni circa) e sulle forniture di Gnl, che potrebbero richiedere l’aggiunta di circa 8 milioni di tonnellate al mese per rimpiazzare i volumi persi tra Medio Oriente e Turchia.
A livello nazionale, Istat ha segnalato un’accelerazione dell’inflazione a +1,6% su base annua a febbraio 2026, rispetto all’1,0% di gennaio, con una variazione mensile pari a +0,8%. La crescita dei prezzi è stata spinta soprattutto dai servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+4,9%), dai trasporti (+3,0%) e dagli alimentari non lavorati (+3,6%). I prezzi dei beni, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, invece hanno mostrato un lieve calo.
Questo dato nazionale, seppur ancora tra i più bassi nella zona euro, segna un’inversione di tendenza rispetto ai mesi precedenti e riflette una crescita più pronunciata dei servizi rispetto ai beni, una dinamica che può influenzare in modo differenziato le economie regionali.
Per quanto riguarda l’Umbria, non esistono ancora dati ufficiali regionali ufficializzati da Istat per febbraio, ma le rilevazioni disponibili mostrano che: nei mesi più recenti, Perugia si è posizionata tra le città con le variazioni di prezzo più forti in Italia, con un aggravio annuo di circa 325 euro per famiglia, superiore alla media nazionale, mentre Terni ha mostrato dinamiche più contenute con circa 162 euro di rincaro annuo. Nel corso del 2025, l’Umbria aveva registrato un’inflazione annua ancora contenuta, attorno all’1,5%, ma con impatti significativi sui generi alimentari e il costo della vita delle famiglie umbre, con un incremento medio stimato di circa 395 euro annui per nucleo familiare. Storicamente, Perugia ha evidenziato una pressione sui prezzi più alta rispetto ad altre aree umbre, riflettendo dinamiche locali di mercato e costo dei servizi.
Queste tendenze locali, seppure non aggiornate con i dati regionali ufficiali di febbraio 2026, fotografano già un quadro di pressione sui bilanci familiari che può essere accentuato dall’attuale contesto energetico e dall’accelerazione inflazionistica nazionale. L’improvvisa impennata dei prezzi del gas e del petrolio ha effetti indiretti sul costo della vita, anche nelle regioni come l’Umbria dove l’inflazione sembrava contenuta: l’aumento dei costi energetici si riflette infatti sui trasporti e sui servizi logistici, che a loro volta influenzano il costo finale di beni alimentari, servizi e trasporti pubblici o privati. Questo effetto si somma alle dinamiche nazionali di aumento dei prezzi dei servizi (+3,6% annuale) e di alcuni beni di largo consumo (+2,2% per il carrello della spesa), rendendo meno scontato che un’inflazione contenuta possa restare isolata da scenari globali.
I dati preliminari di Eurostat indicano che l’inflazione nell’area euro è salita all’1,9% a febbraio, con i servizi che contribuiscono in misura più rilevante e l’energia ancora su base annua in territorio negativo ma con dinamiche meno consistenti. Questo quadro è accompagnato da forti incertezze dovute proprio alle tensioni sui mercati energetici e alle loro possibili ricadute sui prezzi al consumo se le forniture dovessero restare instabili a lungo.
Per l’Umbria, il 2026 si apre con un’inflazione che resta sotto il livello nazionale ma con segnali di polarizzazione territoriale tra province e con famiglie umbre già esposte a spese più elevate per beni e servizi. Il collegamento tra i continui movimenti sui prezzi energetici globali (gas e petrolio), la struttura dei costi nazionali e le dinamiche locali di mercato suggerisce che il potere d’acquisto delle famiglie umbre potrebbe essere messo ulteriormente sotto pressione nei prossimi mesi, soprattutto se l’accelerazione inflazionistica a livello nazionale dovesse consolidarsi o se persistessero le tensioni geopolitiche che alimentano i costi energetici.
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