trovato cadavere in decomposizione. Si indaga sulla scomparsa di Alessandro Giannetti
Erano le otto del mattino di oggi martedì 3 marzo. Il rumore delle macchine per la pulizia delle griglie è stato interrotto bruscamente dal grido di un lavoratore.
Incastrato tra i detriti e la plastica trascinata dalle ultime piene, c’è un cadavere.
Lo stato di decomposizione è avanzato, segno di una permanenza in acqua che risale a settimane fa. Ma per gli investigatori, quel corpo ha già un nome che risuona come una sentenza: Alessandro Giannetti.
L’alba maledetta dell’8 febbraio
Per capire come quel corpo sia arrivato fino alle porte della Capitale, bisogna risalire la corrente del fiume e del tempo, fino all’alba di domenica 8 febbraio.
Alessandro, 31 anni, un volto pulito e una vita divisa tra la famiglia e il lavoro in un ristorante di Tivoli, finisce il turno.
Sale sulla sua Volkswagen Lupo, percorre la Tiburtina, ma a casa non arriverà mai.
Pochi giorni dopo, su quel maledetto ponte che sovrasta l’Aniene, i rilievi raccontano una storia muta: segni di frenata sull’asfalto, un pino scalfito e una targa rimasta a terra come un ultimo messaggio.
Il 18 febbraio il fiume aveva già restituito l’auto, ripescata dai sommozzatori dei Vigili del Fuoco, ma l’abitacolo era vuoto. Alessandro era scivolato via, trascinato dalla forza silenziosa dell’acqua.

Il recupero dei Sommozzatori
Oggi, il tragico epilogo. I sommozzatori sono tornati in acqua, questa volta nel tratto urbano della Salaria, per recuperare quei resti che la corrente ha trasportato per chilometri, dal cuore di Tivoli fin dentro Roma.
Le operazioni sono state rapide, sotto gli occhi degli inquirenti che mantengono il più stretto riserbo.
L’attesa del DNA al Gemelli
La salma è stata trasferita al Policlinico Agostino Gemelli. Sarà la scienza, nei prossimi giorni, a mettere il sigillo ufficiale sull’identità attraverso l’esame del DNA e l’autopsia.
Ma il puzzle sembra ormai completo: i tempi della decomposizione e la traiettoria del fiume convergono verso quel ragazzo che la città di Tivoli non ha mai smesso di cercare.
Resta da capire se Alessandro sia morto nell’impatto o se sia annegato dopo essere stato sbalzato fuori dall’auto.
Domande che l’autopsia dovrà chiarire, mentre l’Aniene, oggi più che mai, appare come un nastro plumbeo che ha deciso finalmente di restituire la verità.
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