Liguria

Accusati di violenza sessuale di gruppo, archiviati un cardiologo genovese e la moglie infermiera


Genova. Un  cardiologo genovese e sua moglie, infermiera professionale, assistiti dall’avvocato Giuseppe Gallo, sono stati definitivamente archiviati dal gip di Genova dopo essere stati accusati da una paziente dell’uomo di violenza sessuale di gruppo.

I fatti risalgono al settembre del 2024 e sarebbero avvenuti nello studio del medico, che per la sua attività privata si faceva aiutare dalla moglie infermiera, in particolare proprio per le visite specialistiche di pazienti di sesso femminile.

Il racconto della paziente, che aveva portato la Procura ad aprire l’inchiesta,ma anche a chiederne l’archiviazione alcuni mesi dopo, viene definito dal gip che ha disposto l’archiviazione definitiva “eccentrico e non credibile”. In pratica la donna, aveva accusato l’infermiera di averle strappato a forza il reggiseno per effettuare gli accertamenti, in particolare un ecocardiogramma e di averle palpeggiato a lungo il seno davanti al marito che avrebbe partecipato alla violenza con apprezzamenti fisici sulla donna e commenti sulle dimensioni del seno.  Una violenza sessuale che sarebbe durata per tutta la visita, in tutto 50 minuti. Il marito della paziente era stato lasciato in sala d’attesa, nella stanza accanto.

L’avvocato della donna di fronte alle richiesta di archiviazione aveva fatto opposizione sostenendo che sua assistita era stata appositamente spogliata mentre in una visita successiva aveva potuto tenere il reggiseno e che quella seconda visita di controllo sarebbe durata molto meno e senza “subire alcuna manipolazione o massaggio del proprio seno”.

Il gip tuttavia ha archiviato definitivamente la vicenda sostenendo che il racconto “per la sua eccentricità ed eccezionalità, risulta realmente scarso di quella attendibilità oggettiva necessaria per fondare un giudizio di colpevolezza in sede dibattimentale”. In pratica il gip sostiene come sia poco credibile che la donna di fronte all’asserita violenza sessuale da parte della coppia “superato un primo e ridotto momento di pietrificazione, evento frequentissimo nel reati sfondo sessuale, avrebbe avuto la possibilità di opporsi agli stessi, sia allontanandosi, sia chiedendo l’intervento del proprio marito che attendeva in sala d’attesa”. Questo anche perché non vi sarebbe traccia nella querela di un qualche tipo di costrizione fisica subita che poteva impedirle di alzarsi e andarsene. Un racconto quindi giudicato “non attendibile” e “privo di qualsiasi riscontro”.




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