Cultura

Butterfly: Il side-project festaiolo di Caribou :: Le Recensioni di OndaRock

Reduce dalla buona riuscita di “Cherry“, torna Dan Snaith, meglio conosciuto come Caribou. Daphni è, prima di tutto, il suo volto più orientato al dancefloor, lontano dalla surreale introspezione di “Andorra“. Qui il centro è una house tirata, quasi garage, costruita su melodie cangianti, arpeggi luminosi e sample vocali manipolati fino a diventare acuti, strillanti. Non è solo una questione di indole festaiola e bouncy, ma di approccio: meno calibrato, più istintivo e giocoso rispetto al progetto che lo ha reso celebre.

Se nel precedente lavoro targato Daphni si avvertiva con chiarezza quel guizzo creativo che teneva insieme il tracciato, in “Butterfly” emergono dubbi sulla reale efficacia del metodo. L’idea resta la stessa: sviluppare i brani in modo naturale, quasi che ogni suono sia la conseguenza spontanea del precedente. Qui, però, la formula mostra qualche crepa. L’impressione è quella di trovarsi davanti alle curiosità di un artista ormai consolidato nella scena internazionale, più che a un’opera davvero compiuta e pronta per il suo pubblico.

Ne risulta una sequenza di tracce, alcune centrate, altre meno, che restituiscono l’immagine di Snaith nel suo studio mentre fa girare gli ultimi groove ancora caldi di macchina, senza una vera scrematura. Si passa da episodi nu-disco estenuanti nelle loro ripetizioni (“Hang”) a scatti french-house elastici (“Waiting So Long”) che finiscono per sorreggere buona parte del disco. Tra drop a effetto (“Josephine”) e accelerazioni Uk bass ad alta velocità (“Shifty”), l’ascolto oscilla come una giostra.
Per come si presenta, “Butterfly” è il classico mixed bag: momenti accesi si alternano ad altri che sembrano lì per riempire. Siamo pur sempre a quasi un’ora di musica. Qualche taglio in più avrebbe probabilmente reso il tutto più compatto e incisivo.

24/02/2026




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