Ospedale Monaldi, dopo morte di Domenico: La Procura indaga su altri due trapianti
La Procura di Napoli indaga ad altri due trapianti all’ospedale Monaldi dopo il decesso del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo trapiantato con un cuore danneggiato.
NAPOLI – L’inchiesta sulla tragica morte del piccolo Domenico Caliendo, il bambino deceduto 21 febbraio 2026 dopo un trapianto di cuore, potrebbe essere solo la punta di un iceberg. La Procura di Napoli ha infatti disposto approfondimenti investigativi su altri due interventi eseguiti presso l’ospedale Monaldi: uno risalente al 2021 e un altro ancora precedente. Al momento, secondo fonti giudiziarie, non si tratta di nuovi fascicoli d’indagine ma di accertamenti mirati coordinati dalla VI sezione “Lavoro e colpe professionali”, guidata dal procuratore aggiunto Antonio Ricci. L’obiettivo degli inquirenti è verificare se le criticità emerse nel caso di Domenico siano episodi isolati o se esistano precedenti protocolli lacunosi che potrebbero aver compromesso altri interventi in passato.
LA PROCURA DI NAPOLI INDAGA SULL’OSPEDALE MONALDI, IL GIALLO DEI “PARAGONIX”: I DISPOSITIVI C’ERANO, MA NON SAREBBERO STATI USATI
Mentre la magistratura scava nel passato, emerge invece relativo il trapianto di cuore al piccolo Domenico un dettaglio dalla relazione di 295 pagine inviata dalla Regione Campania al Ministero della Salute. Nonostante l’organo per Domenico sia stato trasportato in un comune box termico blu (il cosiddetto “frigo da spiaggia”), l’Azienda dei Colli disponeva di ben tre Paragonix. Questi contenitori di ultima generazione, conformi alle normative vigenti, garantiscono temperature costanti e monitorate, fondamentali per la sopravvivenza dei tessuti. Secondo i documenti firmati dal direttore generale Anna Iervolino e dal direttore sanitario Angela Annechiarico: Due dispositivi erano presenti nella sala operatoria dedicata ai trapianti. E, un terzo dispositivo era disponibile come riserva presso la farmacia ospedaliera.
«NON SAPEVAMO DI AVERLI»
Il punto più controverso della relazione riguarda il confronto tra la direzione sanitaria e i medici che hanno effettuato il prelievo. Alla domanda sul perché non fosse stata utilizzata la tecnologia Paragonix, l’equipe avrebbe risposto incredibilmente di «non essere stata a conoscenza della disponibilità di tale dispositivo in azienda».
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