Cultura

Santachiara – Minimarket | Indie For Bunnies

È stato pubblicato il 13 febbraio Minimarket, il nuovo disco di Santachiara, ventisettenne pugliese che sperimenta le sue sonorità nel nuovo pop italiano indipendente.

Credit: press

Lui stesso parla di “non-genere” già in “sette pezzi”, quest’idea si concretizza maggiormente in “minimarket”, in cui sembra che ogni brano appartenga a un micro-genere che spaziano tra indie-pop, elettronica e urban con hook melodici. Dal punto di vista musicale può essere associato a Venerus con le sue atmosfere quasi cinematografiche, un mix di generi, tra cui l’indie, un R&B groove, con la sola differenza che Venerus è più vicino a sound soul, Santachiara è maggiormente indie alternativo

Il fulcro dei suoi brani è il piccolo negozio sotto casa, in cui vuole combattere l’iper-mercificazione attraverso la riscoperta dell’interconnessione tra le persone. Luigi Picone, nome anagrafico dell’artista, sente la necessità di togliere la pellicola che riveste i prodotti sugli scaffali, strappare il velo di perfezione che pare avvolgere la quotidianità degli artisti sui social.

È uno “strappo nel cielo di carta”, un po’ un Mattia Pascal che decide di cambiare identità: si percepisce un senso di estraneità dal mondo, dal momento in cui dice di fare “i ragazzini al bar tra i vecchietti e le slot machine” (cane e coda) a “vivo cose perché devo anche se non mi va” (addio settembre).

Come tante giovani anime, quella di Santachiara è inquieta, si arrovella tra dubbi e pene d’amore ma “se vivi ai margini acchiappi lo spigolo”, come gli diceva suo padre.

“e la tua vita ha il sapore di un film/ in cui io non faccio più l’attore”

La nostalgia è una sirena che rapisce con il suo canto sleale: ne si è attratti ma bisogna badare di non annegare, anche se poi “passerà”, dice, “come fa una scottatura”.

“sto a dieta di te mo/ ti sento se dormo ma non ti vedo/ come sogna un cieco”.

Mostrando a tutti la sua ordinarietà, Luigi Picone permette di richiamare alla mente la bellezza, quasi agrodolce, dell’imperfezione e del sacro diritto di soffrire.


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