Trentino Alto Adige/Suedtirol

Mario Broll: da forestale a sciatore e speaker di Marcialonga e Olimpiadi – Cronaca



BOLZANO. Mario Broll (nella foto a destra, assieme al collega sloveno Bojan Makovec), classe 1958, vanta un curriculum impressionante, condito da altrettanta modestia. Un walsche bolzanino di origini fiemmesi, apprezzatissimo dai sudtirolesi nei quattro decenni trascorsi all’interno dell’ente pubblico, una lunga scalata fino a diventare il responsabile del Servizio Foreste, uno dei core business della Provincia. Trovandosi a dover gestire la peggiore emergenza di sempre: l’uragano Vaia.

Trascorsi da velocista e fondista, da ragazzo e da master, ha partecipato più volte a tutte le più celebri Gran Fondo a livello europeo. Ma non è finita qui, perché dal 1980 si è dedicato all’attività di speaker e commentatore di competizioni di gran fondo, atletica, sci nordico, biathlon, sci e corsa orientamento, ski roll, curling, ciclismo; a carattere locale, regionale, nazionale e internazionale. Finora, oltre 500 eventi.

Oltre a padroneggiare italiano, tedesco e inglese, se la cava, così dice lui, anche a parlicchiare in norvegese, francese e spagnolo. Da 42 anni in val di Fiemme è lo speaker del già Trofeo Topolino di fondo oggi Skiri Trophy, mentre da 27 anni è la voce della Marcialonga, compresa la cycling e la running. Il sogno di una vita si è avverato nei giorni scorsi. Dopo aver già commentato il biathlon ai giochi olimpici di Torino 2006, è arrivato l’appuntamento clou: commentare la combinata nordica allo stadio del salto di Predazzo, a casa, tra famiglia e amici di una vita. Un’emozione inimmaginabile.

Dottor Broll, sette pagine di curriculum sono davvero troppe. Può provare gentilmente a sintetizzare?

Sono nato nel 1958 a Bolzano. I primi anni li ho trascorsi a Castello di Fiemme, i miei lavoravano a Bolzano. Sono rientrato in città a 5 anni, quando ho iniziato a frequentare l’asilo alle Tambosi di Oltrisarco, per imparare l’italiano. Non sapevo una parola, solo fiammazzo, idioma molto vicino al ladino fassano. Ho frequentato tutte le scuole a Bolzano, il liceo al Torricelli, infine mi sono iscritto a scienze forestali a Vienna, ma nel mentre è venuto a mancare mio padre e allora ho deciso di frequentare più vicino a casa, a Padova. Prima della laurea ho vinto il concorso come guardia forestale in Provincia, prendendo servizio dapprima al Renon. A seguire ho avuto la fortuna di passare il concorso per funzionario, lavorando per gli ispettorati di Bolzano 2 e della Venosta; infine l’incarico come responsabile del servizio forestale.

La passione per lo sport praticato?

Nel periodo delle medie, frequentavo le Ugo Foscolo, ho iniziato a praticare l’atletica, raggiungendo buoni risultati a livello provinciale e regionale. Ero un velocista. Poi ho lasciato, solo gare scolastiche. In inverno andavo a sciare coi miei, discesa, a Carezza. Persa la compagnia delle medie, dato che il sabato e la domenica andavamo sempre su a Castello, dove avevo lasciato il cuore, mi sono iscritto al gruppo sportivo, per imparare a fare fondo. Da lì ho sempre proseguito, vincendo anche gare a livello regionale. Come Scientifico Torricelli, una volta battemmo i gardenesi alle gare provinciali, nella staffetta. Non era mai successo, una goduria. Noi, sciolina in tasca, eravamo seguiti solo dal custode della scuola, loro erano lì con maestri di sci, sciolinatori, manco fosse una gara di Coppa del Mondo. Bellissimo. Il giorno dopo, la preside mi convocò nel suo ufficio. Pensavo di aver combinato qualcosa… Fuori dalla porta i miei compagni. La preside ci ringraziò, ci annunciò di aver organizzato un’assemblea della scuola per presentarci e, di tasca sua, regalò a ciascuno di noi un paio di sci, il modello top in quel momento, li usavano i migliori al mondo. Mi commuovo ancora, a ricordare quel giorno».

Così non si è fermato più…

Esatto. In seguito sono passato alle gare master: Marcialonga 5 volte, Marcialonga Story 10, Vasaloppet 2, Finlandia Hiihto 3, Pustertaler 3, Casies 2 eccetera eccetera. Due volte primo ai campionati italiani di ski orienteering (individuale e staffetta), una volta quarto ai campionati mondiali master.

Nel mentre, la sua terza attività: lo sport commentato dal vivo.

Nel 1980 la prima gara campestre di paese. Ai tempi c’era un gran movimento popolare, per queste non competitive. C’erano 400 atleti. Sapevo il tedesco, c’era una partecipazione internazionale, mi chiesero di dare una mano, lo feci volentieri. Da allora ho continuato sempre. Nel 1983 in val di Fiemme è nato il Trofeo Topolino di fondo, sull’esempio di quello di discesa. L’ho commentato 42 volte: tedesco, francese, inglese. Nel 1999 lo speaker della Marcialonga si ammalò. Dacci una mano… E anche qui, ormai fanno 27 volte.

Poi ecco lo scherzo telefonico…

Era il 2005, ero in servizio a Sarentino. C’erano quei telefonini a conchiglia che si aprivano, i primi. Squilla: “Sono Paolo De Chiesa”. Rispondo: “Sì e io sono Franz Klammer…” Il siparietto si ripete un paio di volte. Ma era davvero De Chiesa, responsabile degli speaker olimpici. Voleva farmi commentare il biathlon. E io: grazie no, non l’ho mai fatto. Insisteva. E così ci accordammo: speaker al test event a Cesana San Sicario, agli Italiani open, per vedere come andava. Andò bene. Mai studiato così tanto in vita mia. Seguii tutte le gare europee, imparai nomi, cognomi, tipo di allenamento, chi era fidanzato con chi. Dal 2006 ho commentato oltre 100 gare di Coppa del Mondo di sci nordico, Universiadi, Mondiali Under 23. Salto, combinata nordica, fondo. Tutte le gare dei Campionati del mondo 2013. Poi tante gare popolari: Sgambeda di Livigno, La Venosta…

Sua moglie come l’ha presa?

Mi ha detto: “Sei via più adesso di quando lavoravi”. Abbiamo concordato: al massimo dieci uscite l’anno.

E ora, Milano Cortina 2026: lei è l’unico speaker olimpico di Torino 2006 nelle discipline nordiche ad essere stato richiamato in servizio, stavolta per salto e combinata.

Una grandissima soddisfazione, dopo vent’anni. Un onore, un piacere. Grande orgoglio, che mi ha stimolato a studiare ancor di più, per valorizzare atleti e disciplina. La mia voce, la mia preparazione tecnica e il modo di porsi devono essere piaciuti.

Situazione complessa da gestire, fra pubblico iper specializzato e generalista olimpico, che seguiva le gare per la prima volta…

Una vera sfida. Nel fondo è tutto più interlocutorio, quando si allunga la distanza hai tempo di leggere i curricula, analizzare lo stile. Il salto e la combinata sono discipline molto tecniche: regolamento complicato, da rendere appetibile anche a chi è non è preparatissimo. Chi segue il salto dal trampolino per la prima volta si chiede: “Salto più lungo e prende un punteggio inferiore? Ma come???” È che i metri vengono trasformati in punti. Ma poi si tiene conto del fattore vento: se a favore c’è compensazione negativa, se a sfavore c’è compensazione positiva. Poi c’è il fattore stanga, ossia da che altezza si parte. Se parti più in alto sei più veloce e prendi meno punti, viceversa se sei più in basso. È la giuria a valutare da che altezza non è pericoloso saltare. Poi c’è lo stile del telemark in atterraggio. Dalla composizione di queste variabili, ecco il punteggio. Che nella combinata viene tradotto in distacchi in secondi dal primo che parte nel fondo. Ci sarebbe da scriverci una mezza tesi di laurea. Il tutto con presenti famiglia e amici e conoscenti della valle. Che se dici qualche fesseria, poi, appena esci dallo stadio… Devi essere ancora più preparato, concentrato, in casa sei ancora più responsabilizzato.




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