Intelligenza artificiale, Salis: “Serve un approccio laico, strumento va usato nell’ottica del bene comune”

Genova. “L’intelligenza artificiale è uno strumento e come tutti gli strumenti va utilizzato. È qualcosa che ormai fa parte della nostra quotidianità da anni ed è una cosa che non può essere negata, perché ha fatto parte del nostro recente passato e farà parte del nostro futuro. Quello che possiamo fare è capire come gestire questo strumento, perché l’evoluzione tecnologica di una società parla anche del livello di democrazia che si vuol dare a quella società”.
Anche la sindaca di Genova Silvia Salis è intervenuta alla Biennale dell’economia cooperativa a Palazzo Ducale, meeting incentrato sul tema “Filosofia, Estetica Cooperativa e Intelligenza artificiale”. Alla giornata, oltre ai vertici delle realtà di settore, hanno partecipato anche esponenti politici e istituzionali come il presidente della Regione Liguria, Marco Bucci, e l’eurodeputato Brando Benifei.
“Come noi sviluppiamo la tecnologia, come la mettiamo al servizio della società, come impostiamo gli algoritmi – ha aggiunto – tutto questo ci parla del livello e della qualità della democrazia di un Paese, perché l’intelligenza artificiale riguarderà tutte le amministrazioni. Come sindaca dico che è sicuramente uno strumento, ma uno strumento, appunto, che va gestito”.
“È uno strumento che, in un momento di scarsità di risorse, pensate anche a tutto il tema che riguarda la sanità, non solo la pubblica amministrazione delle città o il governo del Paese, è uno strumento che può essere predittivo per analizzare le necessità di oggi e i bisogni del futuro. Pensiamo ad esempio al Comune di Genova: noi dobbiamo assumere persone continuamente, ma dobbiamo capire se le persone che assumiamo fra 5 o 10 anni avranno un profilo che sarà utile all’amministrazione. Questo vale per tutti gli altri tipi di servizi, a partire da quelli anagrafici”.
“Però c’è un tema legato alla tecnologia – ha aggiunto Salis – e qui entra in gioco il ruolo della cooperazione, come vogliamo che la tecnologia sviluppi un paese più equo e più giusto? Bisogna, attraverso la pubblica amministrazione, attraverso il governo, attraverso la cooperazione e il terzo settore, riuscire a creare degli spazi dove la tecnologia possa svilupparsi in senso democratico, in un senso che vada verso il bene comune e che non sia solo in mano ai grandi gruppi. Perché laddove c’è uno sviluppo sconsiderato della tecnologia solo volto al profitto, è molto complesso poi gestirne gli aspetti sociali”.
“E quindi credo che una riflessione filosofica sullo sviluppo dell’intelligenza artificiale, sul ruolo della cooperazione e sul ruolo della tecnologia nella tenuta democratica di un paese sia qualcosa che in un contesto come questo può essere approfondito senza farsi travolgere né dai populismi da una parte, né dall’eccessivo ottimismo dall’altra. Bisogna essere laici: è uno strumento e come tale va considerato. Non va combattuto, va capito, va studiato e soprattutto, come tutti gli strumenti, va orientato per quello che è lo scopo che abbiamo – conclude – e devo dire che in questo momento, come pubblica amministrazione, il nostro scopo è superare la scarsità di risorse, perché nella scarsità di risorse pagano sempre i più fragili”.




