Biancorossi per sempre, l’ala Luciano Volarig
Il trentesimo appuntamento dell’emozionante e nostalgica rubrica ‘Biancorossi per sempre’ è dedicato a un ex ‘galletto’ andato via troppo presto, a 49 anni, che ha mosso i primi passi da calciatore nella Primavera biancorossa, prima di diventare capitano e bandiera del Monopoli: Luciano Volarig. Nato a Bari il 19 dicembre 1960, cresce nel quartiere barese di San Cataldo tra infiniti calci al pallone, il profumo del mare che tanto amava e una famiglia in cui lo sport è sempre stato uno stile di vita: suo padre, friulano, è stato calciatore e allenatore di basket. Il suo sogno si tramuta in realtà quando le sue doti lo portano a diventare un calciatore delle giovanili del Bari, la squadra che tanto desiderava. Per un barese, si sa, è puro orgoglio indossare i colori della propria città. E non ci mise molto a guadagnarsi il suo posto in squadra, arrivando nella Primavera biancorossa. Ala col vizio del gol e del dribbling, dotato di un tiro forte e improvviso, era abile nelle rimesse laterali, che diventavano, spesso, dei precisi cross. Non ha mai giocato nella prima squadra del capoluogo pugliese, ma le sue fortune le ha fatte a Monopoli, giocando svariati anni da inizio anni ’80: divenne un beniamino della tifoseria e fu artefice dell’indimenticabile promozione dalla C2 alla C1 del 1983-84, con mister Mario Russo.
Posato, serio, mai sopra le righe, un brutto infortunio stroncò la sua carriera da calciatore a soli 26 anni. “Si infortunò in una gara a Reggio Calabria, quando indossava la maglia del Monopoli – dice Antonella, sorella di Luciano Volarig, a Telebari – Rottura del menisco e dei legamenti: si operò in Francia, ma non recuperò mai. Per lui fu un crollo, perché stava per firmare con l’Arezzo. Riprese a giocare, ma il ginocchio si gonfiava in continuazione. Andò a giocare nel Noci, ma lasciò il calcio a 26 anni. E per questo ha sofferto molto”. E fu così che intraprese un’altra carriera: quella di commerciante di articoli sportivi. “Insieme a Pino Giusto (ex calciatore, ndr) aprì un negozio a Bari, in via Capruzzi, chiamato “Giusto-Volarig” – continua Antonella – Poi diventò rappresentante di articoli sportivi e aprì un ufficio al Baricentro, portando a Bari marchi che all’epoca erano novità. Ho lavorato con lui, passando momenti belli e brutti. Ha sempre avuto la forza di ricominciare”.
Una vita dedicata allo sport. Ma oltre all’aspetto professionale, Volarig è ricordato per il suo lato umano: “Era speciale: buono, solare, generoso, simpatico, altruista. Gli piaceva fare scherzi. Il classico amico di tutti: aveva tanti amici e amiche. Non è mai stato sposato perché non credeva nel matrimonio, ma ha avuto le sue storie d’amore importanti e tante fidanzate: era molto bello e le donne erano la sua passione. Ricordo un episodio: al funerale, varie donne si presentarono a mio padre come fidanzate, e lui mi disse: “Ma quante cavolo di fidanzate ha avuto?” (sorride, ndr). Si divertiva in maniera pulita: odiava bere e fumare, e aveva uno stile di vita sano. Amava i frutti di mare e il pesce. Si allenava molto tra bicicletta, pineta, palestra e calcetto, ma il problema al ginocchio se l’è trascinato sino all’ultimo. Tifoso della Juventus, viveva per il calcio”.
Antonella ricorda il prezioso legame avuto con suo fratello Luciano: “Lo ricordo ogni giorno – dice commossa – Per me era tutto: eravamo un’unica persona. Mi sentivo protetta quando ero con lui. Eravamo uguali caratterialmente, come nostro padre”. Difficile dimenticare i momenti vissuti prima della sua scomparsa, avvenuta a novembre 2010: “Nel 2009 scoprimmo la malattia. Si operò, ma ebbe una recidiva. Dopo l’operazione, Antonio Conte venne a casa a trovarlo: erano amici. Non era mai arrabbiato: sempre col sorriso, anche durante la malattia. Era lui a darci la forza. Continuava a lavorare anche dal suo letto, nonostante stesse male”. Cosa avrebbe pensato Luciano del calcio e del Bari di oggi?: “Non si sarebbe rivisto in questo calcio – risponde Antonella – E, con la sua pacatezza, avrebbe trovato le parole giuste per esprimere il suo disappunto su ciò che sta accadendo al Bari. Mi manca immensamente: era troppo speciale”.




