Serena Brancale si mette a nudo a Sanremo: la lettera alla madre
Ha commosso tutti, ma prima di tutto si è commossa lei. Dopo aver cantato per la prima volta “Qui con me” al Festival di Sanremo 2026, Serena Brancale ha trattenuto a stento le lacrime. Perché quella canzone è decisamente personale, lei si rivolge direttamente alla madre che non c’è più: “Scalerei la terra e il cielo, anche l’universo intero per averti ancora qui con me”, canta. Lo fa con il cuore, Brancale, e il pubblico se n’è accorto. È favorita per la vittoria, secondo i bookmakers, e il suo ritorno a Sanremo dopo “Anema e core” dell’edizione 2025 ha convinto tutti. Tanto che è finita nella top 5 della prima serata del Festival. L’emozione, da parte sua, è stata tanta, l’ha condivisa con la sorella Nicole che ha diretto l’orchestra. E quello struggimento per l’assenza della madre – lontano anni luce dalla sfacciataggine di “Baccalà” – consegna al pubblico una Serena Brancale autentica, tutta jazz e soul. È lei stessa a spiegare perché ha voluto cantare di sua madre, in una lettera che accompagna l’uscita del singolo che, a festival in corso, le è già valso il premio Lunezia. Sulla copertina, una foto di Brancale scattata molto probabilmente a Bari vecchia, in cui lei tiene in mano una bambina. Una foto che sa di famiglia, di intimità, di quel rapporto fra madre e figlia che sono “due gocce d’acqua” che “non si perdono nel mare mai”, come canta in “Qui con me”.
Di seguito la lettera di Serena Brancale a sua madre Maria De Filippis, musicista e insegnante di origini italo-venezuelane.
Tutte le volte che mi fermo a ripensare a quello che è successo, mi piglia una confusione strana, di quelle che ti fanno girare la testa, come quando fai un passo convinta di trovare terra sotto i piedi e invece no, il vuoto.
Perché, vedi, io ancora non riesco a farmene una ragione vera, di quelle che ti sistemi dentro e non ci pensi più: che questa cosa sia capitata proprio a noi.
Non lo dico per lamentarmi, ma perché la testa, certe volte, si mette di traverso e non vuole capire, e il cuore, inconsapevole, le va dietro.
Col tempo ho imparato a conviverci, no, perché certe cose non si accettano mai fino in fondo, manco volendo. Però ci convivi, sì, perché la vita continua a camminare e tu, volente o nolente, le devi stare appresso.
E ti dirò una cosa, che magari ti farà sorridere, come facevi tu: io ti sento ancora. Ti sento in tutto quello che faccio, pure nelle cose piccole, quelle che non contano niente, e invece contano. Ti sento complice, come se mi dessi una mezza dritta, un’occhiata d’intesa, senza bisogno di parole. A volte mi viene da pensare questa cosa tu la faresti così. E allora mi sento più tranquilla, come se non fossi sola davvero.
Dopo più di cinque anni, mamma, mi sono decisa a scriverti questa lettera.
Non so se le lettere arrivino dove sei tu, né se abbiano bisogno di francobolli o di silenzi; ma io la affido all’aria, con una canzone, con la mia voce, che l’aria, in fondo, sa trovare strade che noi non vediamo.
Volevo solo dirti che ti penso sempre e di stare serena.
Che io lo so, e lo so con quella certezza che non ha bisogno di prove, che tu sei ancora “Qui con me”.
Serena





