Lazio

in Aula la riforma che cambia l’articolo 114 della Costituzione

Un passaggio che molti definiscono storico, destinato – almeno nelle intenzioni – a colmare un vuoto normativo che accompagna Roma da decenni.

Il percorso per attribuire alla Capitale poteri speciali entra ora nella sua fase decisiva.

Dopo l’adozione del testo base in Commissione Affari Costituzionali alla Camera, il calendario è serrato: la prossima settimana il voto sugli emendamenti, con l’obiettivo di chiudere entro il 5 marzo e approdare nell’Aula di Montecitorio il 9.

Il cantiere istituzionale è aperto. E il cuore della riforma è una modifica che incide direttamente sull’architettura della Repubblica.

La riscrittura dell’articolo 114 della Costituzione

Il fulcro del progetto è la revisione dell’articolo 114 della Costituzione. Roma non sarà più soltanto un Comune o una Città Metropolitana, ma verrà inserita esplicitamente tra gli enti costitutivi della Repubblica, accanto a Stato e Regioni.

Un riconoscimento formale che si traduce in un salto sostanziale: al Campidoglio verrebbe attribuita una potestà legislativa propria su materie strategiche per la gestione di una metropoli da quasi tre milioni di abitanti.

Tra gli ambiti interessati figurano:

  • Trasporti e mobilità, con una gestione più diretta del trasporto pubblico locale;

  • Urbanistica e commercio, per rafforzare l’autonomia nelle scelte di governo del territorio e nelle autorizzazioni;

  • Turismo e cultura, leve decisive per una Capitale che concentra una quota rilevante del patrimonio storico-artistico nazionale;

  • Politiche sociali ed edilizia residenziale, terreno cruciale per affrontare l’emergenza abitativa.

La Regione Lazio non verrebbe soppressa, né verrebbe meno la Città Metropolitana. Il nuovo status di Roma Capitale si affiancherebbe agli assetti esistenti, ridefinendo però gli equilibri delle competenze.

Il nodo delle risorse

Se il perimetro delle funzioni appare delineato, la partita più delicata resta quella finanziaria. Nei prossimi giorni è atteso un confronto tra il sindaco Roberto Gualtieri e il governo guidato da Giorgia Meloni.

Il punto è chiaro: i poteri, senza risorse adeguate, rischiano di restare sulla carta. Accanto alla riforma costituzionale dovrebbe infatti prendere forma una legge statale “rinforzata”, destinata a definire l’autonomia finanziaria del Campidoglio e a garantire trasferimenti certi e strutturali.

È su questo terreno che si misurerà la credibilità dell’intero impianto. Molti gruppi parlamentari avvertono che trasferire competenze senza i relativi fondi potrebbe produrre l’effetto opposto a quello dichiarato: appesantire la macchina amministrativa invece di renderla più efficiente.

Il decentramento verso i Municipi

La riforma guarda anche all’interno della città. L’idea è rafforzare il decentramento amministrativo, attribuendo maggiore autonomia ai Municipi, che verrebbero dotati di competenze più definite e di budget certi.

Un passaggio che punta a trasformare le articolazioni territoriali in veri organi di governo di prossimità, capaci di intervenire con maggiore rapidità sulle esigenze quotidiane dei quartieri.

La sfida politica

Il voto sugli emendamenti rappresenterà un banco di prova politico oltre che tecnico.

L’obiettivo dichiarato è dare a Roma strumenti paragonabili a quelli delle grandi capitali europee, superando la condizione – spesso evocata nel dibattito pubblico – di una metropoli chiamata a svolgere funzioni nazionali e internazionali con poteri da comune ordinario.

La settimana che si apre sarà decisiva. Se l’iter parlamentare procederà senza scosse, la Capitale potrebbe avvicinarsi a un cambio di status atteso da anni.

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