Cpj: record di 129 giornalisti uccisi nel 2025, 86 da Israele
Sono stati 129 i giornalisti uccisi lo scorso anno nel mondo, “il numero più alto” registrato dal Comitato per la protezione dei giornalisti (Cpj) da quando l’organizzazione ha iniziato a raccogliere i dati, più di 30 anni fa, e “Israele è stato responsabile di due terzi dei decessi”, con 86 giornalisti uccisi.
“Almeno 104 dei 129 giornalisti e operatori dei media sono stati uccisi durante i conflitti nel 2025”, ha sottolineato l’organizzazione con sede negli Stati Uniti, rimarcando che “sebbene il numero di giornalisti e operatori dei media uccisi in Ucraina e Sudan sia aumentato nel 2025 rispetto all’anno precedente, rispettivamente a quattro e nove morti, i numeri sono rimasti molto bassi rispetto a Israele”.
L’organizzazione ha poi sottolineato l’aumento delle uccisioni di giornalisti con i droni: da due nel 2023, il primo anno in cui il Cpj ha documentato questi casi, a 39 nel 2025. E 33 di queste uccisioni sarebbero state condotte con droni militari. “Il crescente numero di giornalisti uccisi a livello globale è alimentato da una persistente cultura di impunità per gli attacchi alla stampa”, ha denunciato ancora l’organizzazione, rimarcando che sono state condotte “pochissime indagini trasparenti sui 47 casi di omicidi mirati documentati dal Cpj nel 2025 e nessuno è stato ritenuto responsabile in alcuno di questi casi”.
Su Gaza solo un accenno nello Stato dell’Unione
La situazione nella Striscia di Gaza non è stata tra i temi al centro del lungo discorso sullo Stato dell’Unione tenuto dal presidente Usa Donald Trump. Su Gaza, il presidente ha solo menzionato la liberazione di tutti gli ostaggi ancora in vita e la restituzione dei corpi dei deceduti. “Riuscite a crederci? Nessuno pensava che fosse possibile”. Rispetto al suo focus sulla politica estera nella quotidianità dello Studio Ovale, Trump in questo discorso si è focalizzato principalmente sui temi domestici della sua agenda politica: una scelta voluta, a detta dei suoi consiglieri, per concentrarsi sulle questioni che gli elettori vogliono a pochi mesi dalle elezioni di metà mandato del Congresso.
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