Molise

Ricina ricavata dai semi o proveniente dal dark web, nuovi accertamenti sul giallo di Pietracatella | isNews

Oltre ai controlli che coinvolgerebbero esperti informatici verifiche sono in corso sul territorio, per individuare eventuali contesti in cui la pianta sia presente, in contesti rurali ma anche didattici. Intanto continuano gli interrogatori in Questura


CAMPOBASSO. Giallo di Pietracatella, gli inquirenti al lavoro per accertare se la ricina, la possibile causa della morte per avvelenamento di Sara Di Vita e di sua madre Antonella Di Ielsi, sia stata rintracciata sul dark web o estratta, in maniera artigianale, dai semi della pianta, diffusa in tutta l’area mediterranea.

L’indagine condotta dalla Squadra Mobile di Campobasso e coordinata dalla Procura di Larino, che indaga per duplice omicidio, ancora contro ignoti, segue entrambe le piste.

Oltre a controlli che coinvolgerebbero esperti informatici, verifiche sono in corso sul territorio, per individuare eventuali contesti in cui la pianta di ricino o i suoi semi potrebbero essere disponibili. Le attività riguarderebbero ambienti diversi, dai contesti rurali e domestici fino ad ambiti didattici, come gli istituti agrari, dove la pianta è utilizzata per studio e laboratorio. Accertamenti tecnici legati alla disponibilità della materia prima e non a ipotesi accusatorie.

Quella che invece dovrebbe rappresentare un’evidenza scientifica, e che è attesa ad horas, è la relazione del Centro antiveleni e tossicologico ‘Maugeri di Pavia’, che ha rilevato la presenza della sostanza nei campioni biologici di madre e figlia. Ricina che, si è detto nei giorni scorsi, non sarebbe stata trovata nel sangue del padre e marito delle due donne, Gianni Di Vita, anche se un audio trasmesso dal Tg1 e riferito a un colloquio tra una dottoressa del Pronto soccorso dell’ospedale ‘Cardarelli’ e gli inquirenti il 28 dicembre – quando dopo la morte di madre e figlia ci fu il primo sopralluogo nell’abitazione della famiglia a Pietracatella – evidenzia uno scenario diverso.

In particolare il medico avrebbe riferito di valori clinici alterati nel sangue dell’uomo, tra cui bilirubina e piastrine elevate. Dati che potrebbero essere compatibili con un possibile stato di malessere, riconducibile a un’intossicazione o a un avvelenamento. Proprio partendo da questi nuovi elementi l’avvocato di Di Vita Vittorino Facciolla ha affermato che “anche Gianni è entrato a contatto con la sostanza perché, evidentemente, se di avvelenamento si è trattato, lo stesso era un potenziale bersaglio”. Da qui il confronto tecnico che il legale ha richiesto con i consulenti di parte, il tossicologo Mauro Iacoppini e il medico legale Marco Di Paolo.

Accertamenti sulla ricina a parte gli investigatori stanno continuando a sentire testimonianze. Anche nella giornata di oggi altre persone sono state convocate in Questura, come persone informate sui fatti. Si tratta sempre di parenti e conoscenti della famiglia Di Vita, chiamati per ricostruire le ultime ore di Sara e Antonella e sciogliere alcuni dubbi, partendo da alcune incongruenze che sarebbero state rilevate. Le piste che si seguono sono diverse, quella familiare, quella passionale e quella della vendetta per un presunto torto subito. Senza escludere, anche se considerata meno probabile, la pista della contaminazione accidentale.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »