Basilicata

Totalmente incompatibili: Corrado Nuzzo e Maria Di Biase presentano il nuovo spettacolo

Dopo il successo di “Delirio a due”, Corrado Nuzzo e Maria Di Biase tornano a teatro con il nuovo spettacolo “Totalmente incompatibili”. Una nuova, esilarante confessione a due voci che approda in Puglia per quattro imperdibili appuntamenti. Tutti i dettagli nella nostra intervista.


C’è chi sceglie di condividere la vita perché si riconosce nello stesso riflesso. C’è chi si incontra per attrazione magnetica, convinto che “gli opposti si attraggono”. E poi ci sono Corrado Nuzzo e Maria Di Biase, che da oltre trent’anni dimostrano che le teorie sono rassicuranti, ma la pratica è molto più divertente. La coppia riesce a smentire entrambe le teorie con la disinvoltura di chi litiga per sport e si ama per necessità creativa. Sono incompatibili, dichiaratamente. Sono in disaccordo con il mondo, spesso anche tra loro. Eppure, solidissimi.

Da oltre trent’anni condividono palco, camerini, microfoni, bollette e una quantità imprecisata di battute cambiate all’ultimo secondo. Lui accumulatore seriale di oggetti vintage improbabili, che puntualmente invadono casa come reperti di un museo non richiesto. Lei matematica pronta a stimare in tempo reale la divisione dei beni. Non hanno mai davvero capito quale sia la formula che li tiene insieme. Né quella che li fa funzionare così bene in scena. Ma, nel dubbio, continuano.

E adesso salgono di nuovo in scena con uno spettacolo che è insieme confessione, autopsia sentimentale e manuale di sopravvivenza per coppie ostinate. Un viaggio ironico dentro le differenze, quelle che di solito si cerca di limare e che loro invece espongono come trofei di guerra. Perché la regola che si sono dati è semplice e, forse, il loro segreto è proprio questo: non cambiare. Mai. Piuttosto, allenarsi ogni giorno allo sforzo – bellissimo – dell’accettazione. Nel frattempo, osservano il presente con la lente di due antropologi disillusi: l’inciviltà digitale, lo scroll compulsivo, l’attenzione evaporata, il giudizio più veloce del pensiero. E rivendicano il teatro come ultimo luogo di resistenza: il lusso dell’ascolto, dell’analisi, del tempo condiviso. È da questo cortocircuito che nasce il loro nuovo spettacolo, un viaggio ironico e spietato dentro le differenze di coppia, le proprie e quelle degli altri.

Dopo il successo di “Delirio a due”, hanno deciso di mettersi ancora più a nudo. Raccontano i loro litigi (pochi ma esplosivi), le loro ossessioni, le provocazioni in scena, le improvvisazioni che fanno sobbalzare l’altro in diretta. Raccontano trent’anni di vita insieme in un’epoca che sembra progettata per l’isolamento individuale. E lo fanno con una promessa chiara: far ridere, e basta. Senza morale, senza sottotesti, senza prediche. Solo risate pure. Di quelle che ti rimettono al mondo. Le coppie si riconoscono. I single tirano un sospiro di sollievo. Tutti tornano a casa un po’ più leggeri. Due ore chiusi in una sala senza notifiche. Oggi è quasi un atto sovversivo.

Il loro tour farà tappa anche in Puglia – quasi un ritorno a casa emotivo, visto che proprio lì hanno ambientato il loro primo film insieme. Il 26 febbraio saranno a Brindisi (Nuovo Teatro Verdi), il 27 febbraio a Taranto (Cinema Teatro Orfeo), il 28 febbraio a Bari (TeatroTeam) e il 1° marzo a Lecce | (Teatro Politeama Greco). Quattro serate per scoprire se, almeno sul palco, riusciranno finalmente a trovare un punto d’accordo. O se resteranno gloriosamente incompatibili.

In un’epoca che celebra l’individuo autosufficiente, loro rivendicano la coppia come specie protetta. Due outsider che hanno trasformato il proprio disallineamento in linguaggio comico. E allora cominciamo da qui. Li abbiamo intervistati mentre sono in viaggio, tra un treno e uno sketch, con una domanda sospesa: resteranno incompatibili anche stavolta? Troveranno un accordo? O continueranno a salvarsi grazie a quell’ironia che arriva sempre cinque minuti prima del disastro? Scopriamolo. Finché sono ancora insieme. Per amore, per teatro. O per convenienza fiscale.

Corrado Nuzzo e Maria Di Biase, dopo il successo di “Delirio a due”, cosa vi ha spinto a mettervi ancora più a nudo, scegliendo un tema così personale e universale come le differenze tra coppie?

«In “Delirio a due”, affrontavamo la storia di una coppia che litigava senza un vero motivo. A un certo punto, ci siamo resi conto che molti spettatori pensavano che il testo di Ionesco fosse nostro, tanto si avvicinava alla nostra dinamica. Da lì abbiamo capito che forse era arrivato il momento di raccontarci davvero: parlare apertamente del fatto che siamo totalmente incompatibili. Per la prima volta andiamo in scena senza filtri, parliamo direttamente al pubblico e condividiamo tantissimo di noi».

Dopo anni insieme nella vita e sul palco, c’è stato un momento preciso in cui vi siete detti: “Nonostante tutto… funzioniamo”?

«La verità? Non abbiamo mai capito la formula. Né quella per cui stiamo insieme, né quella per cui funzioniamo artisticamente. Ci muoviamo con cautela, come nel gioco dello Shanghai: spostiamo un bastoncino alla volta, facendo attenzione a non far crollare tutto. E forse è proprio questo il segreto. Dopo trent’anni ci vogliamo ancora bene e, incredibilmente, funzioniamo sia nella vita che in scena».

Corrado e Maria, se doveste svelare il vostro segreto per trasformare le differenze in forza creativa, quale sarebbe? Ironia, pazienza o rassegnazione?

«Tutte e tre. Ma soprattutto la rassegnazione (ridono, ndr). Ci siamo dati una regola: non cercare di cambiarci. Di solito, nelle coppie ci si adatta, ci si modella un po’ sull’altro. Noi no. Siamo rimasti esattamente come siamo. Questo ci rende incompatibili, ma ogni volta facciamo lo sforzo dell’accettazione. Ed è uno sforzo bellissimo: significa amare l’altro per ciò che è, non per come vorresti che fosse».

Avete mai litigato davvero durante le prove? E un litigio è mai diventato materiale comico?

Corrado: «Litighiamo pochissimo, per fortuna. Ma quando succede… succede sul serio. E infatti lo raccontiamo anche in scena. C’è stato un litigio memorabile che si è concluso con una risata. Maria, nel pieno della discussione, aveva già fatto il calcolo preciso di quanto mi spettasse nella divisione dei beni! Le ho detto: “Sei matematica, ma non ti immaginavo così pronta sull’argomento”. Dopo cinque minuti era tutto finito. L’ironia, ancora una volta, ci ha salvati».

Corrado e Maria, c’è un’abitudine dell’altro che all’inizio vi faceva impazzire e che oggi, incredibilmente, vi manca?

Maria: «Corrado è un accumulatore seriale, amante del vintage. Porta a casa oggetti particolari, a volte ingombranti, statue, materiali pubblicitari. All’inizio non lo sopportavo. Ora non è che lo apprezzo, ma ne ho capito il senso».

Corrado: «Io invece di Maria non sopporto niente. Sto con lei solo per i soldi (scatta la risata, ndr)».

Le vostre differenze influenzano di più la scrittura o l’interpretazione?

Corrado: «L’interpretazione. Nella scrittura lavoriamo separatamente: ognuno nella propria “cameretta”, poi ci confrontiamo e scegliamo il materiale migliore, senza gelosie. In scena, invece, le differenze esplodono. A volte, io cambio volutamente una battuta per alterare il ritmo, e Maria – precisissima – impazzisce. È proprio questo contrasto a dare energia allo spettacolo. Ogni replica è uguale e diversa allo stesso tempo. È il bello del teatro».

Infatti c’è chi torna a vedervi più volte…

«Sì, ed è bellissimo. Lo spettacolo cresce con noi: aggiungiamo dettagli, riferimenti all’attualità, piccole variazioni. È uno spettacolo “modulare”. Raccontiamo trent’anni di vita insieme. Le coppie si riconoscono e spesso tornano a casa sollevate: vedono una coppia che sta peggio di loro! E anche i single escono felici, convinti di aver fatto la scelta giusta».

Da osservatori ironici dell’era digitale: c’è un gesto moderno che vi fa ridere, anche se in fondo preoccupa?

«Lo “scrolling” compulsivo. Siamo in treno e vediamo persone che scorrono senza nemmeno guardare davvero. Muovono solo il dito. È qualcosa di comico e tragico insieme. Fa ridere, ma racconta una perdita totale di attenzione».

In un mondo che giudica velocemente, quanto è difficile concedersi il lusso dell’analisi?

«È un vero lusso. In teatro possiamo farlo insieme al pubblico: prenderci il tempo dell’ascolto, del dialogo, della sedimentazione. Essere chiusi in uno spazio dove parlare e ascoltare conta ancora. È un privilegio che stiamo perdendo. Viva il teatro!».

Corrado e Maria, il complimento più bello ricevuto dagli spettatori?

«Quando ci dicono: “Mi sono rivisto in voi”. Questo spettacolo è volutamente comico, senza sottotesti pesanti. Volevamo far ridere, punto. Sapere che per due ore riusciamo a regalare risate anche a chi vive momenti difficili è il complimento più grande. Il comico ha ancora un valore enorme».

Un messaggio ai giovani che vogliono intraprendere questa carriera?

«Oggi c’è molta visibilità iniziale grazie ai social, ma anche il rischio di perdersi tra milioni di proposte. La stand-up comedy ha aperto nuove strade, tanti giovani salgono sul palco con il proprio punto di vista. Il consiglio è uno solo: insistete. C’è una fase lunga e complicata in cui sembra impossibile farcela. Ma se si resiste, la luce in fondo al tunnel arriva».

Prossimi progetti?

«Per ora ci divertiamo con questo spettacolo. L’anno scorso abbiamo portato in scena uno spettacolo sulla filosofia, forse lo riprenderemo. Abbiamo anche un format completamente improvvisato che vorremmo riportare in tournée. E stiamo lavorando a un film».

Corrado e Maria, qualche anticipazione sul cinema?

«Abbiamo realizzato un film, girato in Puglia: un viaggio da Milano verso sud in cui una famiglia si costruisce lungo il percorso, pur non essendo legata dal sangue. È stata un’esperienza bellissima. Ma sul prossimo progetto non possiamo anticipare nulla: lo stiamo scrivendo».

Un invito al pubblico?

«Molte coppie famose si sono lasciate, e da lì è nata anche l’idea dello spettacolo: la paura che possa succedere pure a noi! Venite a vederci finché stiamo ancora insieme. Magari nel 2050 le famiglie saranno composte da un solo individuo… e noi saremo come i panda: una specie in via d’estinzione da preservare».


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