Liguria

Sciopero 8 marzo, corteo e manifestazione: “No al ddl Bongiorno”

Genova. Da Non Una Di Meno parte l’appello è stato lanciato in vista dello sciopero e del corteo che verranno organizzati anche a Genova domenica 8 e lunedì 9 marzo, in concomitanza con la giornata internazionale della donna.

Sciopero 8 marzo, Non Una Di Meno proclama l’assemblea pubblica 

Sciopero dal lavoro produttivo, domestico e di cura – sottolineano da Non Una Di Meno – sciopero dei consumi e sciopero dei ruoli di genere eteronormati. Ci convochiamo, prima delle giornate dell’8 e del 9 marzo, in assemblea pubblica per dare forza e costruire insieme lo sciopero e il corteo”.

“Vogliamo fermare almeno per un giorno la riproduzione di un sistema sociale violento e autoritario, unire i puntini che connettono le lotte contro gli attacchi alla salute, all’aborto e all’autodeterminazione – proseguono dall’associazione – l’aumento del costo della vita, la privatizzazione dei servizi; contro guerre e genocidio, contro il razzismo, l’omotransfobia e la violenza di genere; contro le politiche repressive e di controllo del Governo”.

Generico febbraio 2026

L’assemblea per lo sciopero dell’8 marzo

La protesta contro il Ddl Bongiorno

Alle ragioni della protesta e dello sciopero si aggiunge il Ddl Bongiorno sulla violenza sessuale, approvato all’unanimità dalla Camera nel novembre 2025 e attualmente al Senato, dove la senatrice Giulia Bongiorno ha presentato un emendamento il 22 gennaio 2026, introducendo il “modello del dissenso”, un approccio giuridico alla violenza sessuale che considera l’atto illecito quando la vittima manifesta esplicitamente o implicitamente un rifiuto. Non ci si concentra più sul consenso esplicito al rapporto, insomma, ma alla reazione della vittima e alla sua capacità di esprimere la propria contrarietà.

“Si legittima la possibilità per l’autore di violenza di difendersi dicendo di avere frainteso – sottolineano da Non Una Di Meno – Sul Ddl Bongiorno non intendiamo fare passi indietro: meglio nessuna nuova legge che una legge pessima. Questa non è una lotta secondaria, distinta e di parte, ma una tessera del puzzle di un sistema di sfruttamento sessista, autoritario e fuori controllo che in nome del profitto di pochi passa con carri armati e droni – non più solo simbolici – sopra ai corpi, alle vite, alle case, ai territori di chi è fuori dai palazzi del privilegio”.




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