Ambiente

D’Eramo (Masaf), biologico e made in Italy sono un binomio vincente – Fiere e Eventi

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“Fiere come queste rappresentano
importanti vetrine delle eccellenze dei nostri territori, del
patrimonio di biodiversità e di produzioni che coniugano insieme
qualità e sostenibilità”. Lo ha detto il sottosegretario al
ministero dell’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste,
Luigi D’Eramo, presente oggi a Sana Food e a Slow Wine Fair, le
due manifestazioni organizzate da BolognaFiere, con il
patrocinio del Masaf. Il sottosegretario è intervenuto a
Rivoluzione Bio, gli Stati generali del biologico. “La
fotografia complessiva del comparto – ha affermato – si conferma
positiva: per superfici coltivate, con sette regioni più la
Provincia autonoma di Bolzano che sono già oggi sopra il 25% di
Sau bio e altre due molto vicine all’obiettivo, e per numero di
operatori. Dati che consolidano la leadership dell’Italia. In
questi anni – ha sottolineato abbiamo colto significativi
risultati anche grazie alle misure e ai fondi messi in campo
come Masaf a sostegno di associazioni, biodistretti e filiere
biologiche. Anche per quanto riguarda i programmi della misura
Pnrr che riguarda i contratti di filiera il biologico gioca un
ruolo chiave, con 28 programmi su 88 totali. Numeri che potranno
aumentare grazie ai 2 miliardi di euro aggiuntivi alla dotazione
Pnrr di competenza del Masaf”.
Il sottosegretario ha ricordato come tra gli strumenti più
attesi ci sia il Marchio del biologico italiano, alla cui
adozione mancano solo gli ultimi passaggi procedurali.

   
“Biologico e Made in Italy – ha detto D’Eramo – rappresentano un
binomio vincente e una grande opportunità di sviluppo. I dati
confermano che prosegue il trend di crescita dei consumi
domestici e delle esportazioni, con interessanti prospettive
legate ai consumi fuori casa. Il Marchio sarà un valore aggiunto
sia per i cittadini sia per i produttori e aiuterà a valorizzare
e a difendere le filiere nazionali, dando ulteriore slancio a un
modello di agricoltura capace di rispondere alle grandi sfide
che abbiamo davanti. Basti citare un dato riportato da Nomisma:
oggi i due terzi dei consumi è concentrata sul 20 per cento
delle famiglie. Il Marchio del bio italiano potrà dare maggiore
forza soprattutto alle produzioni delle aree interne e di
montagna. Continuiamo a puntare in modo convinto su innovazione
e ricerca e su modelli virtuosi per la salute e per l’ambiente”,
ha concluso D’Eramo.

   
Il 70% delle cooperative biologiche è coinvolta negli ultimi
cinque anni in progetti di ricerca, evidenzia un’indagine
realizzata da Confcooperative Fedagripesca in collaborazione con
l’Università Politecnica delle Marche dalla quale è emersa come
l’innovazione sia una strada obbligata per le realtà sociali.

   
Per il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani,
Cristiano Fini, “si tratta di un comparto dinamico, capace di
attrarre nuove generazioni e investimenti. L’Italia è
protagonista della transizione ecologica in Europa. Adesso
occorrono scelte politiche coerenti e lungimiranti per
consolidare questa leadership”. Peraltro, lamenta Coldiretti,
“sui record del biologico italiano pesa la minaccia dell’eccesso
di burocrazia che colpisce le imprese agricole bio, costrette a
un surplus di adempimenti che sono superiori fino al 30%
rispetto all’agricoltura tradizionale”.

   

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