Abruzzo

“Accesso agli atti e chiarezza sugli immobili sgomberati”


Il dibattito sul dissesto idrogeologico a Chieti si fa sempre più acceso. Il Comitato Casa Comune torna a intervenire con una presa di posizione articolata che unisce tre richieste precise: accesso agli atti tecnici, chiarezza sulla reale entità del rischio e risposte ufficiali sull’accesso agli immobili sgomberati.

Secondo il Comitato, il confronto pubblico sarebbe oggi bloccato da interpretazioni divergenti sulla natura del fenomeno. Da un lato chi parla di vulnerabilità intrinseca del colle, dall’altro chi attribuisce le criticità a fattori antropici e idraulici. Una divergenza che, a loro avviso, starebbe rallentando la definizione di una strategia efficace di messa in sicurezza.

Nei giorni scorsi era stato evocato anche un parallelo con la situazione di Niscemi, subito controbilanciato da smentite che parlano di allarmismo ingiustificato. “Nel mezzo restano i cittadini – sottolinea il Comitato – privi di certezze sulla sicurezza delle proprie case e, in alcuni casi, già costretti ad abbandonarle”.

Per questo è stata avanzata formale richiesta di accesso agli atti. Tra i documenti richiesti figurano le letture aggiornate dei 120 inclinometri installati sul territorio, la documentazione tecnica sui lavori di consolidamento eseguiti negli ultimi sei anni, gli studi e monitoraggi geologici effettuati e il dettaglio delle risorse finanziarie reperite e utilizzate per la mitigazione del rischio.

Il Comitato chiede inoltre di poter analizzare relazioni, modelli geotecnici e idrogeologici e i dati dei monitoraggi inclinometrici e piezometrici in continuo aggiornamento. “Solo un’analisi comparativa dei dati grezzi può superare le discrepanze interpretative e portare a una soluzione tecnica condivisa”, affermano, ribadendo che la trasparenza documentale è il presupposto per qualsiasi intervento risolutivo.

A questo si aggiunge un ulteriore tema, emerso negli ultimi giorni: l’accesso agli immobili oggetto di ordinanza sindacale di sgombero. Da mesi, spiegano, i residenti avrebbero presentato richieste formali per rientrare temporaneamente nelle abitazioni al fine di recuperare beni essenziali, senza ottenere riscontro.

Parallelamente, però, in alcune trasmissioni televisive si sarebbero registrati ingressi negli stessi immobili. Le ordinanze prevedono che, in caso di mancata ottemperanza, oltre alla sanzione amministrativa sia data comunicazione all’Autorità Giudiziaria ai sensi dell’articolo 650 del codice penale. Da qui l’interrogativo sollevato dal Comitato: è cambiato qualcosa? L’accesso è oggi consentito oppure permane il divieto?

“Il quadro che emerge delinea una gestione della legalità a geometria variabile”, sostengono, chiedendo un chiarimento ufficiale per evitare disparità di trattamento.


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