Centro islamico sorvegliato speciale per i timori dei vicini? Così nessuna integrazione
“Arezzo o la si ama o la si lascia”. La vice sindaco Lucia Tanti non ha alcun dubbio: “sull’identità, sul rispetto delle nostre tradizioni e di noi stessi, non possiamo fare neanche mezzo passo indietro”. Un concetto ribadito a poche ore di distanza dalla richiesta di chiarimenti inviata al centro culturale di tradizione islamica a cui responsabili l’amministratrice ha fatto domanda per conoscere “le attività svolte, oltre ai momenti di preghiera, in particolare quelle di carattere culturale rivolte ai più giovani, sulla eventuale partecipazione aperta sia ai bambini che alle bambine e sui contenuti educativi proposti, sottolineando l’importanza di rassicurare la comunità rispetto ai messaggi culturali trasmessi, per lo più per quanto riguarda il principio di uguaglianza tra uomo e donna, il rispetto delle leggi dello Stato compresa quella che vieta di coprirsi completamente il volto nei luoghi pubblici, la conoscenza delle tradizioni cittadine e nazionali e il percorso di integrazione all’interno del contesto locale”.
Centro islamico San Donato. Tanti: “Di cosa si occupa?”
Una presa di posizione che non è certo passata inosservata e alla quale ha risposto, con una nota scritta,

Tito Anisuzzaman, presidente dell’associazione A.C.B. Social Inclusion. È proprio lui a sottolineare come la vicenda merita una riflessione pacata ma rigorosa poiché “se l’obiettivo dichiarato è la trasparenza, il metodo scelto rischia di produrre l’effetto opposto: alimentare il sospetto, anziché il dialogo”.
“Richiedere a una singola realtà associativa, in assenza di illeciti, dettagli specifici sui contenuti educativi proposti e sulla partecipazione femminile, insinua il dubbio di trovarsi di fronte a un sorvegliato speciale – aggiunge Anisuzzaman – In uno Stato di diritto, la libertà di associazione e di culto è garantita a tutti e pertanto sottoporre una comunità di persone a verifiche preventive basate sui timori dei vicini, crea un precedente pericoloso che mina il principio di uguaglianza. Lascia perplessi il riferimento al divieto di coprirsi il volto, legge già vigente sul territorio nazionale, il cui riferimento in un atto amministrativo appare tanto ridondante quanto stigmatizzante; fa sorgere qualche legittimo dubbio l’assunto che l’integrazione sia a un mero esame di educazione civica o di conoscenza delle tradizioni aretine. L’identità di una città non può che rafforzarsi nella condivisione reciproca: la vera fiducia non nasce dalla propaganda, ma dalla conoscenza diretta tra cittadini che vivono lo stesso territorio. Invece che richiedere giustificazioni preventive, le istituzioni dovrebbero favorire reali spazi di incontro; se si vuole una vera coesione sociale a San Donato, è necessario costruirla trattando ogni realtà con pari dignità e partendo dal presupposto che le regole valgono per tutti, così come le libertà.
In questa città, a breve, sarà aperta la stagione della “caccia al voto” dove l’elettore – di qualunque razza – tornerà a essere la preda: conviene a tutti andare d’accordo”.
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