Camorra, disarticolato il clan Gagliardi di Mondragone: 21 misure cautelari
CASERTA (ITALPRESS) – Per affiliarsi al clan Gagliardi di Mondragone, nel Casertano, si passava attraverso il rito della pungitura, come nella mafia siciliana o nella ‘Ndrangheta calabrese. Ed in un caso è stato riscontrato il tentativo di compiere un vero e proprio attentato alla caserma dei carabinieri della cittadina. È quanto emerge dall’inchiesta che ha portato all’esecuzione di 21 misure cautelari nei confronti di presunti affiliati e pusher del clan Gagliardi, costola dei La Torre e, di conseguenza, dei casalesi. Tredici persone sono finite in carcere, 5 agli arresti domiciliari e 3 sono state sottoposte all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Gli indagati devono rispondere, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo camorristico, estorsione, incendio, detenzione e porto di armi, associazione finalizzata al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, ricettazione, minaccia e lesioni personali. L’indagine, condotta dai Carabinieri e avviata nel mese di settembre 2023, anche mediante l’impiego di attività tecniche, ha consentito di disvelare l’esistenza di un sodalizio di matrice camorristica operante nel territorio di Mondragone e nei comuni limitrofi. Secondo quanto ricostruito in fase d’indagine l’organizzazione criminale, presentava una struttura stabile e ben articolata, riconducibile al clan Gagliardi, riorganizzatosi dopo lo scioglimento dello storico clan La Torre, egemone nel territorio di Mondragone e riconducibile alla più nota compagine camorristica del clan dei casalesi. A capo del sodalizio vi sarebbe un esponente di vertice, attualmente detenuto che, pur non raggiunto dalle odierne misure cautelari, avrebbe continuato a impartire direttive dal carcere a fiancheggiatori di rilievo rimasti in libertà. Il gruppo si sarebbe distinto per una marcata attitudine alla violenza, finalizzata a creare condizioni di assoggettamento e intimidazione tali da garantire il controllo delle attività economiche del territorio e la realizzazione di profitti illeciti. E’ quanto è stato sottolineato nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno preso parte il procuratore Nicola Gratteri, l’aggiunto Michele Del Prete ed il colonnello Manuel Scarso.
Nel corso delle indagini sono stati documentati numerosi episodi estorsivi ai danni di imprenditori e operatori commerciali, commessi anche mediante aggressioni fisiche e incendi di auto. Parte dei proventi sarebbe stata destinata al sostentamento di detenuti ritenuti contigui al clan. L’attività investigativa ha anche consentito di documentare la programmazione di un grave atto intimidatorio da parte di aspiranti affiliati che per dimostrare la propria fedeltà e ottenere l’ingresso nel sodalizio, avrebbero dovuto esplodere colpi d’arma da fuoco contro la caserma del Reparto Territoriale dei Carabinieri. L’azione non si è concretizzata grazie alla predisposizione di adeguate misure di difesa passiva e a mirati servizi di prevenzione. E’ stata infine accertata la gestione di una strutturata attività di spaccio di sostanze stupefacenti – prevalentemente cocaina, crack e hashish – ritenuta la principale fonte di guadagno dell’organizzazione. All’attività avrebbero preso parte anche soggetti esterni al clan. Migliaia le cessioni documentate, spesso effettuate attraverso una vera e propria rete di consegne a domicilio: una piccola flotta di scooter consentiva agli spacciatori di raggiungere rapidamente gli acquirenti, replicando un servizio “delivery”. Nel corso dei riscontri investigativi sono stati complessivamente sequestrati circa 1.100 grammi di cocaina e 500 grammi di hashish, nonché una pistola Beretta calibro 7,65 con serbatoio e 9 cartucce e una pistola Beretta modello 84, anche questa completa di serbatoio e 36 cartucce dello stesso calibro.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).
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