Molise

Tagli alle guardie mediche, Ricci e Centracchio: “Decisione che va fermata e ripensata” | isNews

L’intervento del sindaco di Scapoli e del consigliere provinciale di Isernia in merito al decreto commissariale che entrerà in vigore ad aprile


SCAPOLI. Continua a tenere banco il dibattito legato alla riduzione dei servizi di Continuità Assistenziale prevista dal Decreto del Commissario ad acta n.9 del 14 gennaio, che entrerà in vigore dal prossimo 1° aprile. Una riorganizzazione che ha già sollevato la protesta di diversi primi cittadini della provincia di Isernia.

Sulla questione intervengono anche il sindaco di Scapoli, Emilio Ricci, e il consigliere provinciale Giuseppe Centracchio, ribadendo che “la situazione ha raggiunto un punto critico”. Secondo i due amministratori, l’applicazione rigida delle norme nazionali rischia di trasformare le riorganizzazioni in veri e propri arretramenti, penalizzando soprattutto i piccoli comuni, con popolazione anziana e infrastrutture difficili da percorrere.

“Il Pronto Soccorso dell’ospedale Veneziale di Isernia è già sotto pressione – sottolineano Ricci e Centracchio – Pochi medici e infermieri affrontano turni massacranti, mentre le richieste di assistenza aumentano. Ridurre o allontanare le guardie mediche significa scaricare tutto sul pronto soccorso, con più accessi impropri, più chiamate e maggior rischio clinico per le persone più fragili. Nei comuni delle aree interne della provincia di Isernia, la guardia medica non è un servizio marginale. È spesso l’unico presidio sanitario disponibile nelle ore notturne e festive. È il primo volto dello Stato quando un anziano sta male, quando una famiglia è in difficoltà, quando c’è bisogno di una valutazione, di una parola, di una decisione responsabile”.

“Chiediamo con forza – evidenziano ancora in una nota congiunta – che ogni decisione sulle guardie mediche e sull’assistenza territoriale venga fermata e ripensata, partendo dalle reali necessità della Provincia di Isernia e dalle condizioni drammatiche in cui oggi opera il Pronto Soccorso. Chiediamo a tutti i sindaci della Provincia, di qualsiasi colore politico, perché la sanità non ha colore, di intraprendere, tutti insieme, azioni unitarie, anche coinvolgendo associazioni di categorie, ordini professionali, sigle sindacali e tutti coloro che tengono alla sanità pubblica, per fare fronte comune contro questa scelta scellerata che va contro il diritto fondamentale alla salute, il diritto ad avere cure mediche di qualità e perché la salute non deve essere una variabile legata ai costi e alla posizione geografica.

Perché quando la sanità arretra, non arretra solo un servizio: arretra lo Stato. E questo, nelle aree interne, non possiamo più permettercelo”.


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