Roberto Angelini & Rodrigo D’Erasmo – Live @ Auditorium Novecento, Napoli (7/2/2026)

Da dove è venuta la prima luce?
È una domanda che non appartiene solo alla cosmologia, ma alla nostra esperienza più intima. Esistono luci che continuano a parlarci dal Big Bang, frammenti di un tempo originario che per loro non è mai davvero trascorso, ma resta un eterno presente. Eppure, accanto a questa luce primordiale, esiste l’oscurità: quella che spesso ci turba, ci spaventa, ci disorienta. Dimentichiamo però che la vita, sul nostro pianeta, è un equilibrio fragile e necessario tra giorni e notti, tra buio e chiarore, tra ciò che vediamo e ciò che siamo costretti ad attraversare a tentoni.
Tutti combattiamo contro ciò che chiamiamo “forze oscure”, ma forse sarebbe più onesto e più umano parlare di sfide. Sfide personali e collettive. Sfide che hanno a che fare con il raggiungimento dei propri obiettivi, dei traguardi, dei sogni; con il tentativo di garantire a noi stessi e a chi ci cammina accanto un futuro appena più giusto, appena più abitabile. Sfide che riguardano la malattia, la crisi, la perdita, il vuoto, il senso di smarrimento. Ogni volta che questo accade, invochiamo un percorso, una giustizia possibile, una saggezza, una consapevolezza. Invochiamo una luce interiore che sappia indicarci una direzione, o almeno aiutarci a compiere la scelta necessaria.
È in questo spazio fragile e vitale che nascono le storie, i versi, l’arte, la musica. Non come ornamento, ma come necessità esistenziale. Qualcosa che prende forma dentro di noi, ma che, allo stesso tempo, ci supera, ci espone, ci apre, ci rende vulnerabili. E proprio per questo si trasforma in cura, in connessione, in comunione, in possibilità di guarigione. Questo è il contesto profondo da cui nasce questo disco e dentro cui Roberto Angelini e Rodrigo D’Erasmo si muovono nel loro spettacolo dal vivo. Il messaggio che attraversa la serata è semplice e potentissimo: siamo luci nell’oscurità. Le nostre esperienze, le opere che lasciamo, i racconti umani e sonori che condividiamo possono diventare scintille preziose per gli altri. Possono illuminare, anche solo per un istante, il cammino di chi ascolta. Finché — forse, un domani — il dominio della luce potrà davvero essere qualcosa di reale e concreto, proprio come le immagini visionarie di Gianluigi Toccafondo che scorrono alle spalle dei due artisti, materia viva e pulsante che dialoga con la musica. Ed è a questo punto che parole enormi come pace, libertà o democrazia potranno tornare a reclamare un senso compiuto.
Parole che, oggi, non valgono allo stesso modo ovunque. Esistono, infatti, luoghi e persone per cui esse pesano di più, e altri per cui valgono di meno o non valgono affatto. Parole che, in certi contesti, vengono persino rovesciate nel loro opposto, diventando pretesto per punire, per incriminare, per condannare, per uccidere. Anche contro questo buio la musica prova a dire qualcosa, senza slogan, senza proclami, ma con la forza silenziosa dell’emozione condivisa. Il violino e la chitarra, sostenuti da necessarie e discrete note di pianoforte, riempiono l’aria e accorciano le distanze tra i presenti. Gli animi si avvicinano, lo spazio si riscalda, prende colore. L’Auditorium Novecento diventa un corpo vivo: un luogo che sa di passato, di fatica, di verità, di memoria analogica, di supporti fisici, proprio come le musicassette che custodiscono le voci narranti di questo progetto. Voci di artisti e artiste che, con poesie, riflessioni, ricordi e racconti, hanno contribuito a costruire un mosaico sonoro e letterario.
Lo scopo, in fondo, è disarmante nella sua semplicità: stimolare l’incontro tra sensibilità diverse, oltrepassare le diffidenze naturali, mettere a fattor comune storie di dolore, di gioia, di rassegnazione o di speranza. Perché nessuna storia è superflua. Perché tutte possono trasformarsi in qualcos’altro. E perché, se accolte, ascoltate e condivise, tutte possono diventare fonte di emotività, di armonia, di luce.
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