Metalmeccanici in tangenziale, sindacati contro il decreto Sicurezza

Esplode la rabbia di Fim, Fiom e Uilm contro il decreto Sicurezza che, per la prima volta in Italia, porta un giudice a esprimersi nei confronti di rappresentanti sindacali per il reato di blocco stradale. Il caso riguarda lo sciopero dei metalmeccanici che il 20 giugno scorso ha portato circa diecimila lavoratori a sfilare per 45 minuti sulla tangenziale di Bologna, per chiedere la riapertura della trattativa sul rinnovo del contratto nazionale scaduto da oltre un anno.
Una manifestazione pacifica, rivendicata dalle sigle come pienamente tutelata dall’articolo 40 della Costituzione, ma che oggi rischia di trasformarsi in un precedente giudiziario destinato a fare scuola.
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La denuncia per blocco stradale
La scena è ancora nitida per i sindacati: dopo 40 ore di sciopero, le tute blu raggiungono l’imbocco della tangenziale e, deviando dal percorso concordato con la Questura, entrano sulla carreggiata. Gli uomini della Digos, pur segnalando l’infrazione, lasciano passare il corteo. La marcia si svolge senza tensioni né incidenti.
A mobilitazione in corso, però, da piazza Galilei arriva una nota ufficiale: per il mancato rispetto delle prescrizioni, i dimostranti rischiano la denuncia penale per blocco stradale. La risposta dei lavoratori è immediata e simbolica: “Arrestateci tutti”.
I decreti penali e i nomi degli indagati
Ora la procura di Bologna ha chiesto al gip l’emissione di tre decreti penali di condanna. Solo tre, ma sufficienti – secondo le sigle – a colpire simbolicamente un’intera categoria. I nomi non sono ancora stati notificati, ma tra i possibili indagati circolano quelli dei segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil Gianni Cotugno, Roberta Castronuovo e Daniele Valentini. Altri indicano invece Ferdinando Uliano, presente alla manifestazione, o Primo Sacchetti, firmatario della richiesta di autorizzazione del corteo.
Sul tavolo resta anche l’ipotesi che sotto i riflettori finiscano esponenti esclusivamente della Fiom, tra cui Simone Selmi, segretario bolognese.
Il contratto rinnovato dopo la protesta
A rendere la vicenda ancora più paradossale, secondo i sindacati, è il fatto che il giorno successivo allo sciopero il ministero del Lavoro abbia riconvocato le parti, portando poi al rinnovo del contratto nazionale a novembre. “A dimostrazione che la lotta paga”, sottolineano le sigle.
Un risultato che, però, oggi rischia di essere oscurato dal fronte giudiziario, con un procedimento che potrebbe estendersi anche ad altre città, come Genova dove lo stesso giorno si verificò un’analoga occupazione della tangenziale.
“Il decreto Sicurezza restringe la democrazia”
Durissima la posizione della Fiom nazionale guidata da Michele De Palma: “Se quanto riportato dovesse trovare conferma, sarebbe l’ennesima dimostrazione che il decreto Sicurezza non nasce per tutelare i cittadini, bensì per restringere gli spazi democratici e colpire il diritto di manifestare pacificamente”.
Ancora più netto Ferdinando Uliano: “È una vergogna di Stato. Siamo di fronte a una legge sbagliata, da cambiare. Quella manifestazione si è svolta in modo pacifico, ordinato e responsabile. L’unico vero fatto illecito è stato il mancato rinnovo del contratto nazionale”.
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