Abruzzo

Lanciano ricorda donne e uomini internati a Villa Sorge

Con una cerimonia nel Parco delle Memorie, ai Cappuccini, Lanciano ha celebrato il Giorno della Memoria rendendo omaggio alle vittime delle persecuzioni e dello sterminio nazifascista. Una corona d’alloro è stata deposta ai piedi della targa che ricorda il campo di internamento di Villa Sorge, dove tra il 1940 e il 1943 vi furono internati donne e uomini colpevoli soltanto di essere ebrei.

Presenti, insieme al sindaco Filippo Paolini, la presidente del consiglio comunale Gemma Sciarretta, i consiglieri Leo Marongiu e Giacinto Verna, una rappresentanza dell’Anpi di Lanciano guidata dalla presidente Maria Saveria Borrelli, una rappresentanza della polizia locale con il vicecomandante Francesco Giancristofaro, autorità militari, civili, associazioni combattentistiche, d’arma e di volontariato.

«Oggi questa celebrazione ci chiede ancora di essere attenti, vigili, e combattere ancora in nome della persona umana, della giustizia e della libertà – ha sottolineato la presidente Anpi Maria Saveria Borrelli, dopo aver ricordato i nomi delle donne e degli uomini internati nel campo di Villa Sorge, vittime delle leggi razziali: da Maria Eisenstein, l’internata n.6 che con il suo diario portò alla luce le condizioni di vita del campo di internamento di Lanciano, alla famiglia Grauer, con il piccolo Tito di soli 2 anni morto ad Auschwitz insieme ai genitori e al fratello, ai 39 bambini sinti sterminati, di cui solo la piccola Angela si salvò.

«Abbiamo il dovere della memoria» ha affermato il sindaco Paolini ribadendo quanto in questi momenti sia necessario «ricordare e riflettere in silenzio perché le pagine buie della storia mondiale, con milioni di morti, non solo non vengano dimenticate ma anche non si ripetano».

“Le leggi razziali furono la vergogna assoluta della monarchia e del regime fascista. Ho avuto il privilegio di visitare Auschwitz-Birkenau: entri in quel campo da visitatore, ne esci con il dovere della testimonianza – ha commentato il consigliere Marongiu – Sono molto orgoglioso delle ‘pietre di inciampo’ che posizionammo a largo San Giovanni, a ricordo eterno dell’orrore che abbiamo vissuto e che può tornare se non manteniamo sempre alta la tensione sui valori della democrazia e della libertà”.

Un altro momento della celebrazione
 


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