Ceramica frenata da costi a energivori e feroce concorrenza. Umbria tenta una strada
Negli ultimi mesi la realtà industriale e artigianale della ceramica in Umbria è tornata sotto i riflettori non solo per la sua tradizione millenaria ma anche per le sfide e le opportunità che si stanno delineando a livello europeo. Mentre Confindustria Ceramica e le istituzioni europee dibattono sui meccanismi regolatori come l’Ets (Emission Ttrading system) e il Carbon border adjustment mechanism (Cbam) – strumenti che, secondo i produttori, rischiano di penalizzare competitività e investimenti – il sistema produttivo umbro cerca di rafforzare risposte autonome, valorizzando specificità territoriali e reti collaborative. Esempi di workers buy out, come piccole aziende lanciate nella formazione, l’alta qualità che sconfina in prodotti di alto artigianato, possibilità di connesioni tra le filiere favorite dall’innovazione tecnologica, ma anche occasioni di esposizioni importanti stanno determinando un cambiamento con note positive.
In Umbria, la ceramica non è soltanto industria ma anche cultura e identità. Deruta, Gualdo Tadino, Gubbio e Orvieto costituiscono un distretto storico in cui produzione artistica, design e manifattura contemporanea convivono e dialogano con mercati nazionali e internazionali. Secondo alcune stime recenti, il settore della ceramica nella regione impiega oltre 2.500 addetti diretti distribuendo decine di imprese tra produzioni artistiche e componenti tecniche, con un ruolo significativo anche nei flussi di export.
A livello nazionale la fotografia del comparto evidenzia un settore ancora robusto ma sotto pressione su più fronti. Nel 2024 il valore complessivo dell’industria ceramica italiana ha superato i 7,5 miliardi di euro con circa 248 imprese e oltre 26.000 addetti diretti, mentre il segmento delle piastrelle e lastre ha registrato vendite per oltre 378 milioni di metri quadrati, con una quota di esportazioni dell’82 per cento del totale.
Questi numeri, positivi ma accompagnati da segnali di rallentamento negli investimenti – in parte dovuti all’aumento dei costi dell’energia e alle complesse regole europee in materia di emissioni – fanno da sfondo alle richieste avanzate dalle principali associazioni di categoria a Bruxelles. Secondo Confindustria Ceramica, l’attuale meccanismo Ets non solo pone costi elevati su imprese che hanno già investito ingenti risorse nella transizione ecologica, ma potrebbe anche ridurre la capacità competitiva delle aziende europee rispetto a concorrenti extra-Ue con standard meno stringenti, con rischio di delocalizzazione produttiva.
Proprio su questo punto la recente decisione della Commissione europea di includere settori come quello delle piastrelle e della ceramica artistica tra quelli ammessi alle compensazioni per i costi indiretti da ETS rappresenta un importante passo avanti per l’Umbria. L’allargamento degli aiuti, che può coprire fino all’80 per cento dei costi correlati alle emissioni di CO₂, dovrebbe ridurre la pressione economica su imprese energivore e contribuire a mitigare l’impatto competitivo del sistema regolatorio, potendo così sostenere la sostenibilità di produzioni storiche umbre e di piccole e medie imprese locali.
Un altro elemento di novità per l’Umbria è la strutturazione di reti territoriali sempre più orientate alla promozione internazionale. Il progetto “La Strada della Ceramica” ha ripreso impulso nel 2025 con incontri tra i comuni di Deruta, Gualdo Tadino, Gubbio e Orvieto per promuovere la qualità e la specificità dei prodotti umbri, favorire la formazione di nuove competenze artigianali e valorizzare itinerari culturali legati alla produzione ceramica.
Queste sinergie territoriali assumono importanza crescente anche alla luce della competitività globale: oltre alla tradizionale ceramica artistica, le imprese umbre stanno esplorando nuove nicchie di mercato e modelli di internazionalizzazione, puntando su design, sostenibilità e qualità Made in Umbria. L’elezione del sindaco di Deruta come presidente dell’Associazione Europea delle Città della Ceramica e la scelta di ospitare in primavera 2026 l’assemblea della Strada Europea della Ceramica rappresentano opportunità per rafforzare la visibilità internazionale del distretto umbro.
Il percorso attuale non è privo di criticità. Le imprese umbre, spesso realtà di piccola scala a conduzione familiare, devono bilanciare la tradizione con esigenze di innovazione tecnologica e sostenibilità, in un contesto europeo sempre più regolato da politiche ambientali stringenti. Il recente ampliamento delle compensazioni per i costi Ets dà una boccata di ossigeno, ma la sfida più ampia resta la capacità di valorizzare la ceramica umbra nei mercati globali tramite filiere integrate, accesso a risorse per la digitalizzazione e una più forte rappresentanza istituzionale.
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