Società

La giornalista Masih Alinejad che ha affrontato il rappresentante di Teheran all’Onu: «Il regime ha già emesso una condanna a morte nei miei confronti. Questo non m’impedisce di dire la verità: la Repubblica islamica è alla fine»

Al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha accusato direttamente la Guida Suprema Ali Khamenei di aver ordinato il suo assassinio. Quali conseguenze si aspetta?

«Mi aspetto che il mondo porti Ali Khamenei a processo per crimini contro l’umanità. Per aver ordinato l’uccisione di migliaia e migliaia di iraniani. Il regime ha già emesso una condanna a morte nei miei confronti. Questo non mi impedisce di dire la verità».

Leggendo i nomi dei manifestanti uccisi in Iran è scoppiata a piangere. Perché era importante pronunciare quei nomi ad alta voce davanti alla comunità internazionale?

«Vorrei poter nominare tutte le vittime di questo regime efferato. I morti non sono statistiche. Erano persone vive, che respiravano, ridevano, parlavano, con speranze e desideri, che amavano ed erano amate. Avevano famiglie che si prendevano cura di loro e dipendevano da loro. Volevo che il mondo, o almeno i diplomatici del Consiglio di Sicurezza, comprendessero questo fatto. Troppo spesso siamo assorbiti dai piccoli problemi delle nostre vite e perdiamo la prospettiva. I numeri si confondono l’uno con l’altro. Volevo che i nomi risuonassero nella loro coscienza».

Quanto è centrale il controllo dell’informazione, internet, per la capacità del regime di mantenere la repressione?

«Il blackout crea paura e nasconde la verità. Creando un blackout digitale, il regime guadagna tempo, nasconde i propri crimini, nasconde il numero reale dei morti e, quando il servizio viene ripristinato, ci sono voluti quasi sette giorni, lo slancio della protesta è stato contenuto. L’Iran è sotto legge marziale, ma chi sta raccontando questo fatto?».

Quali azioni concrete dovrebbe intraprendere la comunità internazionale quando uno Stato prende di mira i dissidenti oltre i propri confini?

«Espellere i loro diplomatici. Chiudere le loro ambasciate. Quando uno Stato prende di mira i dissidenti oltre i propri confini, sta invadendo un altro Paese per compiere i suoi atti più sporchi. La massima pressione è l’unico linguaggio che la Repubblica Islamica comprende».

Ha concluso il suo discorso dicendo: “Il mio unico crimine è essere l’eco di persone innocenti”.

«Più dell’80% degli iraniani detesta questo regime, eppure è impotente nel rimuoverlo. Le autorità della Repubblica Islamica non vogliono che il mondo sappia che governano attraverso la paura, che stanno promuovendo un modello di governo in stile Isis. Vogliono ingannare gli europei facendo credere che il popolo scelga di vivere sotto una teocrazia, ma la verità è che dal 2017 ci sono state quattro grandi rivolte, e ognuna è stata repressa con un uso massiccio della forza».

Cosa si aspetta dai prossimi mesi per il suo Paese?

«La Repubblica Islamica ha perso ogni legittimità. Massacrando così tanti manifestanti, fino a ventimila, forse di più, il regime ha oltrepassato una linea. Il regime è finito. Siamo all’inizio della fine».


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