Laziolisi e fenomenologia di Claudio Lotito
La Lazio versione cantiere, dove la demolizione è partita più velocemente della ricostruzione, sbanca l’HellasVerona a Verona e riprende il cammino verso mete sconosciute, di certo non programmate, e men che meno prevedibili.
Se ti tiene conto che, oltre alle assenze di Castellanos e Guendouzi, la Lazio ha dovuto fare a meno anche dello squalificato Zaccagni, l’impresa sembra degna di cronaca, anche se la vittoria premia oltre misura una Lazio che col Verona ha giocato alla pari, per lunghi tratti della partita: per altri tratti, il Verona ha esercitato maggiore pressione, soprattutto a metà del secondo tempo, poco prima che il gol tagliasse le gambe agli scaligeri.
I due nuovi arrivati Taylor e Ratkov sono ingiudicabili ancora, ma almeno hanno portato fortuna!
Fortuna che ha giustamente premiato il dodicesimo giocatore con cui la Lazio gioca ormai anche in trasferta: quei meravigliosi tifosi che a Verona hanno allestito una coreografia degna della Nord.
Sul piano tattico Sarri non aveva molte scelte davanti: ha spostato Cancellieri sulla sinistra, tenendo Isaksen sulla destra e piazzando Noslin al centro: la buona volontà non copre gli evidenti limiti tecnici e la mancanza di personalità, che hanno generato mezzo tiro vero la porta in tutta la partita. Con l’entrata del nuovo acquisto Ratkov le cose non sono cambiate molto: aspettarselo sarebbe stato irrealistico.
Al centrocampo, le due mezzala sono stati Taylor, preferito a Basic, e Vecino: il primo si è messo in mostra con tanto movimento soprattutto all’inizio, per poi calare e assumere un ruolo scolastico durante tutta la ripresa, mentre il secondo è un ex calciatore, che può tornare utile al massimo nelle mischie in area sui calci piazzati.
Il reparto migliore è stato, quindi, ancora una volta la difesa che resta il pallino di Sarri: la priorità di non prendere gol compensa l’incapacità a farne e consente alla Lazio di continuare a galleggiare nella fascia di serie A che le compete, tra le squadre diciamo … volenterose.
Difesa che è anche il settore con maggiore qualità: questo ci da la certezza che difficilmente Gila e Romagnoli li ritroveremo insieme a fine agosto.
Sempre che… Non bisogni aspettare l’estate!
La cronaca della partita non merita parole in più, anche perché, con tale Presidente, sarebbe un peccato sprecare il tempo a parlare delle partite e di ciò che avviene sui campi: il vero spettacolo è fuori, dietro i microfoni e le telecamere, dove One Man Show di Villa san Sebastiano da il meglio di sé: il tifoso laziale non guarda più l’orario delle partite, ma si organizza ansioso per le conferenze stampa di Lotito con “…frittatona di cipolle, familiare di Peroni gelata, tifo indiavolato e rutto libero…” o si da alla morbosa ricerca di qualsiasi evento che coinvolga il Presidente, sperando che rilasci dichiarazioni e gli regali quei momenti indimenticabili, dove ridere o piangere non fa differenza.
Perché, se c’è una cosa che va riconosciuta a Claudio Lotito, è la sua arte oratoria, che non trova eguali, perché confonde i confini tra la realtà e una sceneggiatura di Vanzina o Neri Parenti: sarebbe come discutere, nella realtà, con uno dei personaggi interpretati da Mario Brega in molti film.
Lotito non è solo un esempio di gestione di una società di calcio, su cui ci siamo ampiamente espressi, ma è un fenomeno comunicativo unico nel panorama sportivo: non vinceremo mai niente con lui, ma per anni alla parola Lazio verrà associato, nella memoria collettiva, il nome di Lotito.
Tutte le fortune abbiamo!
Lotito è disarmante e i giornalisti fanno fatica. Non ha freni, né filtri, non maneggia nessuna tattica nel parlare, cade in contraddizioni continue senza preoccuparsene, usa argomenti talmente infantili a cui non si può obiettare, perché per farlo si deve partire da impliciti condivisi: è lo sdoganamento definitivo della chiacchiera da bar!
Temerario nell’assenza di qualunque strategia, incurante delle contrapposizioni in cui cade, indifferente alla coerenza rispetto ha quanto già sostenuto, sembra uno di quelli a cui bisogna fare attenzione prima che dica qualcosa di imbarazzante o compromettente: gioia per giornalisti e tifosi avversari, incubo per noi laziali che davanti a un monitor facciamo fatica a capire se quello che stiamo vedendo sia un film horror o un film comico: è quasi sempre sia l’uno, che l’altro!
Sta tutto lì l’irresistibile fascino dell’eloquio lotitiano.
È così che Raspadori – che ha preferito l’Atalanta alla Lazio – diventa un giocatore modesto, impiegato come riserva, dal valore relativo, rispetto ai fenomeni che lui starebbe portando a Roma!
Un altro Greenwood che solo lui aveva notato e stimato e che come Greenwood avrebbe evitato la Lazio per la critica situazione ambientale, come egli ci ha rivelato qualche giorno fa. Non perché egli non sia stato capace di proporre un offerta degna, di attirare un calciatore in una splendida città con una tifoseria storica, tra le più acclamate e riconosciute a livello internazionale, non perché si sia sottratto a quello che un imprenditore fa normalmente per guadagnarsi l’appartenenza alla categoria, investendo per poi raccogliere di più: se Grenwood fosse venuto alla Lazio, ci sarebbero stati cinquantamila abbonamenti oggi e la Lazio avrebbe intascato un bel gruzzoletto, entrando presumibilmente nella Champions, viste come sono andate le cose lo scorso anno!
Invece i tifosi contestatari e l’ambiente critico sarebbero alla base delle difficolta della Lazio: non solo gli arbitri che si approfitterebbero dei conflitti interni per danneggiare la Lazio sul campo, ma gli stessi calciatori sarebbero restii a venire alla Lazio per la mancanza di serenità che li circonderebbe!
Lotito funziona come word e ha memorizzato “la colpa dei tifosi” nel suo tasto F4: quando non trova una scappatoia dialettica, spinge il suo F4 e nel discorso esce “la colpa dei tifosi”, che ormai ricorre in ogni suo intervento.
Se un giorno avessi, anche solo il sospetto che dietro queste affermazioni ci fosse una strategia, non esiterei a ritenerlo un genio e a tesserne le lodi.
Non posso crederci che lui pensi sul serio che queste affermazioni possano trovare un qualche appeal, che possano produrre una spaccatura in un ambiente che va trovando unità proprio contro di lui!
E proprio in quei momenti, allora, che aziono il mio F4: “Basito”!
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