“Abbasso il dittatore”, a Genova bandiere e cori in piazza contro il regime di Khamenei
Genova. “Abbasso Khamenei, abbasso il dittatore”. Lo urlano in farsi, in persiano, sotto la pioggia di piazza Matteotti, a Genova, gli iraniani che vivono nella nostra città e che hanno deciso di far sentire la loro voce nei giorni della rivolta nel loro Paese. Centinaia, se non migliaia di vittime, sotto la forca del regime, blackout di internet e le incognite sull’intervento di Trump e gli Stati Uniti.
Sono soprattutto studenti e studentesse universitari gli iraniani “genovesi” che manifestano – quella iraniana è la comunità studentesca straniera più numerosa in Italia – ma ci sono anche persone anagraficamente più avanzate, migranti della vecchia diaspora, e qualche genovese (pochi, a dire il vero) arrivato per esprimere solidarietà. Limitata la presenza della politica – ed è uno dei temi critici della mobilitazione sulla causa iraniana in Italia – e connotata maggiormente come centrodestra.
Tra i presenti l’assessore regionale Paolo Ripamonti, che ha letto un messaggio del presidente Bucci, e l’assessora comunale Arianna Viscogliosi, oltre ad alcuni consiglieri regionali: Campora di Vince Genova, Foscolo della Lega, Pastorino della lista Orlando.

Nel pomeriggio anche il consiglio comunale di Genova ha affrontato il tema con un articolo 55, un documento di approfondimento, condiviso all’unanimità da maggioranza e opposizione. La sindaca Salis è intervenuta dichiarando: “Quello che sta succedendo in Iran è arrivato a una gravità tale da imporci una presa di posizione, e la posizione di questo consiglio comunale e di questa città non può che essere contro ogni forma di repressione e dalla parte della libertà e della democrazia”.
“Voce Unità per la Libertà – Ci riprendiamo l’Iran”, il titolo dell’iniziativa che ha portato in piazza musica, cartelli e bandiere. “Non lasciateci soli – dice Mitra, a Genova da quasi trent’anni ma con tutta la famiglia a Teheran (anche per questo preferisce non rivelare il cognome) – da giorni non abbiamo più notizie dei nostri cari, i nostri ragazzi e le nostre ragazze in Iran sono massacrati dal regime, internet è inutilizzabile, non c’è l’elettricità, le guardie hanno aperto il fuoco. Chiediamo a tutti di unirsi a noi”.
Una solidarietà, quella alla popolazione iraniana oppressa dal regime di Khamenei, che sconta – oltre a una generale limitata conoscenza del tema – il posizionamento dell’Iran nell’ambito del conflitto israeliano-palestinese. Tanto che anche alcuni iraniani, specialmente quelli nati in Italia o trasferiti molti anni fa, vivono il paradosso di essere pro-Gaza e al contempo contro il regime.
Sohrab Najafi è uno di loro: “È un tema complesso – spiega – ma io vorrei ricordare che a pochi passi da questa piazza, all’interno di Palazzo Ducale, la politica, in maniera bipartisan, ha esposto uno striscione di sostegno alle battaglie delle donne iraniane, stiamo parlando della stessa battaglia di oggi eppure non vedo la stessa partecipazione, spero che le cose cambino”.
Nel frattempo, in Iran, la situazione sta ulteriormente precipitando: il regime islamico dopo oltre due settimane di proteste represse nel sangue ha convocato a Teheran e in altre città migliaia di persone per una contro-manifestazione e ha attivato un canale diplomatico con gli Stati Uniti, confermato da Donald Trump, per tentare di disinnescare le minacce Usa di un intervento militare. Al contempo, il ministero degli Esteri iraniano ha condannato il sostegno di Italia, Gran Bretagna, Francia e Germania ai cosiddetti “rivoltosi”.


Quanto poi al bilancio reale di morti e feriti nelle manifestazioni, il blocco di internet deciso dalle autorità rende complicati gli aggiornamenti. L’ong con sede in Norvegia Iran Human Rights parla di almeno 700 morti dal 28 dicembre a oggi, con migliaia di feriti e diecimila arresti. Ma secondo il Consiglio nazionale della resistenza iraniana i morti sarebbero migliaia.
Gli interventi della politica, centrodestra compatto. Bucci manda un messaggio
“È con profondo rispetto e sincera vicinanza che porgo, a nome della Regione Liguria, un saluto a tutti voi riuniti oggi per testimoniare il valore della libertà e dei diritti fondamentali della persona”. Questo il messaggio del presidente della Regione Liguria, Marco Bucci, letto oggi dall’assessore regionale Paolo Ripamonti nel corso della manifestazione della comunità iraniana in piazza Matteotti, a Genova, riunita per sensibilizzare su quanto sta accadendo nella capitale Teheran. “La Liguria guarda con attenzione, rispetto e preoccupazione alle donne e agli uomini iraniani che in queste ore continuano con le loro coraggiose azioni di protesta per chiedere giustizia, democrazia e cambiamento – prosegue Bucci nel discorso –. Gesti che vengono sistematicamente repressi con uccisioni, violenze e arresti. Comprendiamo profondamente il valore di ogni voce libera e di ogni ribellione pacifica che rivendica la dignità umana, la libertà di espressione e la possibilità di decidere del proprio futuro. La Liguria si riconosce nei principi universali della democrazia, della pace e dei diritti umani e oggi, più che mai, vogliamo farvi sentire forte il nostro sostegno e la nostra vicinanza fraterna come parte integrante della comunità ligure”. “A chi lotta per un futuro migliore – concludono Bucci e Ripamonti – va il nostro sostegno. Alla libertà e alla dignità di ogni essere umano va il nostro impegno quotidiano. Grazie per la vostra presenza e per il contributo che portate con la vostra voce, per la vostra storia e per quella di tutti noi”.
Anche i gruppi consiliari di Vince Liguria-Noi Moderati e Orgoglio Liguria esprimono solidarietà e vicinanza al popolo iraniano a seguito dei gravi fatti recentemente avvenuti, che stanno causando sofferenza alla popolazione civile. “Un atto dovuto partecipare. In momenti come questi è importante ribadire la centralità della tutela di vite innocenti e del rispetto dei diritti umani – dichiara Matteo Campora, capogruppo di Vince Liguria-Noi Moderati anche a nome dei colleghi – è fondamentale che tutti lavorino insieme a livello internazionale per favorire dialogo e stabilità”. E ancora: “Esprimiamo vicinanza a tutti i cittadini iraniani che, lottando per la libertà, stanno vivendo tensioni e violenza– dichiarano i consiglieri di Orgoglio Liguria-. Devono prevalere il confronto e la ricerca di soluzioni pacifiche, nell’interesse delle popolazioni coinvolte».
Nota anche del gruppo consiliare regionale di Fratelli d’Italia: “La nostra Regione si riconosce nei valori universali della pace, della dignità della persona e della libertà di espressione, principi fondamentali che devono essere garantiti sempre. In questo contesto, ribadiamo con forza il nostro sostegno a chi lotta pacificamente per un futuro migliore e per il riconoscimento dei diritti civili e politici”.
I consiglieri regionali della Lega Sara Foscolo, Alessio Piana e Armando Biasi dichiarano: “Di fronte all’orrore della repressione siamo al fianco del coraggioso popolo iraniano che protesta contro il regime islamico degli ayatollah, responsabile di migliaia di uccisioni, violenze e arresti. Per questo motivo siamo andati in piazza Matteotti alla manifestazione pacifica di protesta di donne e uomini iraniani, che si sono mobilitati anche a Genova per la libertà, la democrazia e i diritti umani. Esprimiamo il nostro sostegno, piena solidarietà e vicinanza alla comunità ligure e al popolo iraniano riconoscendo il coraggio straordinario di donne e uomini scesi per le strade e le piazze del Paese rischiando la vita. Siamo al fianco del popolo iraniano per un futuro migliore che sia finalmente libero dal regime islamico degli ayatollah. Non ci può essere spazio per indifferenza e ambiguità”.
Le voci del centrosinistra, in piazza Gianni Pastorino e Arianna Viscogliosi
“Questa mattina ho partecipato al presidio in piazza Matteotti, promosso dalla comunità iraniana di Genova a sostegno delle proteste in corso in Iran contro il regime degli ayatollah”. Così Gianni Pastorino, capogruppo in Consiglio regionale della Lista Orlando e rappresentante di Linea Condivisa, che aggiunge: “Una piazza composta in larga parte da giovani, attraversata da una richiesta netta di libertà, autodeterminazione e fine della repressione. Al centro della mobilitazione la denuncia del blackout di internet imposto dal regime, della violenza contro i manifestanti, delle centinaia di morti e delle migliaia di arresti che stanno colpendo il popolo iraniano. Sono da sempre schierato contro un regime che ha caratteristiche di tirannia e di oppressione gravissime – ha dichiarato Pastorino – un regime che reprime nel sangue il dissenso, che arresta, tortura e uccide, guidato da Ali Khamenei e fondato su una teocrazia autoritaria che utilizza la religione come strumento di dominio politico e patriarcale. Voglio però porre con chiarezza un punto politico centrale: stare contro il regime degli ayatollah non significa accettare scorciatoie o rimozioni della storia. Non significa sostenere un ritorno dello Shah o forme di restaurazione monarchica. Io ho memoria e la memoria ci dice che quel passato ha prodotto repressione, torture, una polizia segreta e migliaia di morti. Monarchie di questo tipo non sono un tramite verso la democrazia”.
L’assessora comunale Arianna Viscogliosi aggiunge, rivolgendosi alla comunità iraniana: “Sono stata presente fin dal primo momento, da quando le prime ragazze sono state uccise perché avevano avuto il coraggio di manifestare contro un regime opprimente: un regime che nega il diritto allo studio, alla libertà di movimento, di scelta, di espressione, perfino di vestirsi e vivere liberamente. Oggi, come allora, resto al vostro fianco con convinzione e con la profonda speranza che questo regime venga definitivamente superato. L’Iran merita di avere la possibilità di ricostruire il proprio futuro, possibilmente senza interferenze esterne, perché è un Paese straordinario: ricchissimo di storia, cultura, bellezza, intelligenze e umanità. Ha tutte le risorse per riuscirci. E per questo non smetteremo di far sentire la nostra voce”.




