3Tre 2023, il futuro del turismo alpino tra sport e sostenibilità
Sul piano agonistico, la freddissima prova in notturna di ieri sera è stata vinta dal francese Clement Noël, confermando il dominio dei grandi specialisti dello slalom, come quello di un già oro olimpico, su un tracciato che continua a essere ostico per gli azzurri. L’Italia ha mostrato segnali contrastanti: Tommaso Sala e Matteo Canins (primi punti in coppa del mondo) hanno chiuso una prova solida al diciannovesimo e ventunesimo posto, mentre Alex Vinatzer stava costruendo una prima manche in vantaggio su tutti prima di un’inforcata che ne ha compromesso l’accesso alla seconda. Niente prova conclusiva anche per il terzo ladino Tobias Kastlunger.
Fra gli spettatori d’élite, alcuni giganti del passato come Alberto Tomba, Marc Girardelli, Giorgio Rocca, Ole Kristian Furuseth, Ivano Edalini, Giuliano Razzoli e Kristian Ghedina.
Ma la 3Tre di Madonna di Campiglio, giunta alla settantaduesima edizione, non è mai stata “solo” una gara ordinaria. E in particolare quest’anno il suo valore va molto oltre il risultato sportivo: anticipa di poco Milano–Cortina 2026, arriva in un contesto emotivo e istituzionale complesso e si svolge in una stagione segnata da forti anomalie climatiche. Per questo rappresenta uno “stress test” del sistema alpino quanto a sicurezza, gestione dei flussi, qualità dell’esperienza e credibilità del modello turistico.
La sperimentazione del “numero ideale”: quando meno è meglio
Annunciata come una rivoluzione necessaria sulla scorta del principio del “less is more”, il cuore pulsante di questa rivoluzione silenziosa è racchiuso in un concetto che scardina decenni di turismo di massa. L’architetto di questa visione è Bruno Felicetti, direttore generale delle Funivie di Madonna di Campiglio, che ha trasformato il concetto di limite in un asset di lusso. I dati già emersi dopo i primi nove giorni del test, confermano i principi già estrapolati con il rigore scientifico dell’Università di Innsbruck, senza lasciare spazio a interpretazioni: «Nel nostro comprensorio, oltre le 14.000 persone contemporaneamente in pista, la soddisfazione dell’ospite crolla radicalmente. Abbiamo monitorato i colli di bottiglia e verificato che fino a 12.000 presenze la qualità è eccellente, ma oltre i 15.000 il rischio infortuni aumenta in modo esponenziale», spiega Felicetti. Ma il dato più dirompente riguarda il comportamento dello sciatore moderno. L’osservazione di questi ultimi giorni rivela una verità che smonta vecchie convinzioni: chi cerca la “millerighe” perfetta, se ha l’opportunità di entrare prima (nelle festività, Campiglio apriva alle 7.30), alle 11:00 ha già finito. «Questo popolo dei “mattutini” chiede immediatamente altro, imponendoci di progettare un “secondo tempo” della vacanza all’altezza della sciata».
Oltre la pista, la regia del territorio
Se Felicetti governa i flussi, Tullio Serafini, presidente dell’Azienda per il Turismo, ha il compito di dare un’anima a questo nuovo design del tempo. Sotto la sua guida, l’Apt ha cambiato volto: «Non siamo più solo promotori, ma registi di un’anima doppia: quella montana, fatta di tradizioni e cultura, e quella mondana legata all’Italian Lifestyle». Per lui, la 3Tre ha una legacy che vive tutto l’anno attraverso tour nelle capitali europee, coadiuvati dalle leggende che si sono distinte sul Canalone, a partire da Stenmark: «Coccoliamo questi campioni perché rappresentano la nostra storia, ma guardiamo al futuro integrando tutto ciò che non è sci: dal trekking allo sci alpinismo notturno, fino alla ristorazione d’eccellenza e al benessere delle terme».
Source link



