Lazio

tra eredità Zingaretti e il “pugno duro” di Rocca

La “super Asl” del Lazio è ormai realtà, ma la sua nascita racconta una storia più articolata di quanto il dibattito politico degli ultimi giorni lasci intendere.

A renderla pienamente operativa è stata la giunta guidata da Francesco Rocca, con le delibere approvate a ridosso del Natale.

Ma il progetto Lazio.0 affonda le radici nel novembre 2021, quando – sotto la presidenza di Nicola Zingaretti e con Alessio D’Amato assessore alla Sanità – il Consiglio regionale varò la legge istitutiva numero 115.

Una riforma che oggi prende forma definitiva e che segna una svolta nettamente centralista nella governance della sanità regionale.

Un ente che non cura, ma governa

Lazio.0 non aprirà ambulatori né reparti ospedalieri. Non visiterà pazienti e non erogherà prestazioni. Il suo ruolo è un altro: diventare la cabina di regia delle dieci Asl del territorio – sei romane e quattro provinciali – alleggerendole, almeno sulla carta, dal peso della macchina burocratica. Nella sostanza, però, il “supporto” si traduce in un accentramento di poteri senza precedenti.

Pagamenti ai fornitori, contabilità unica, gestione del personale, concorsi, stipendi, acquisti di tecnologie e gare: tutto passerà dal nuovo centro di comando regionale. Le Asl continueranno a essere il volto della sanità sui territori, ma con margini decisionali molto più ridotti.

Autonomia formale, controllo sostanziale

È qui che emerge il nodo politico. Le aziende sanitarie restano formalmente autonome, ma perdono il controllo diretto delle leve strategiche.

Un assetto che per molti osservatori equivale a un commissariamento di fatto, con Lazio.0 nel ruolo di supervisore permanente.

Il controllo, inoltre, non si ferma ai bilanci: sono previste verifiche clinico-assistenziali trimestrali a campione sulle cartelle delle strutture accreditate, in particolare quelle private. Un livello di intervento che va ben oltre la semplice razionalizzazione amministrativa.

Le “pagelle” ai manager e il peso della Corte dei Conti

Il punto più delicato è l’introduzione dell’Organismo Indipendente di Valutazione (OIV). Un organismo chiamato a misurare risultati, obiettivi e performance dei dirigenti sanitari.

Le sue valutazioni incideranno direttamente su premi e retribuzioni, ma soprattutto dovranno essere trasmesse, in caso di criticità, alla Corte dei Conti. Un meccanismo pensato come deterrente contro sprechi e inefficienze, che però rischia di rendere ancora più rigida una macchina già complessa.

Una commissaria per l’avvio

Non è un caso che, nella fase di avvio, non sia stato nominato subito un direttore generale. Alla guida di Lazio.0 è stata chiamata Paola Longo, commissaria straordinaria e tecnica di lungo corso.

Il suo compito è chiaro: mettere ordine, uniformare sistemi e procedure che per decenni hanno funzionato in modo disomogeneo, spesso in competizione tra loro.

La sfida aperta

La missione ufficiale parla di efficienza, equità e migliore utilizzo delle risorse. Ma il dibattito resta aperto: Lazio.0 riuscirà davvero a rendere la sanità più efficace e uguale per tutti, o finirà per allontanare le decisioni dai bisogni reali dei territori, da Rieti a Latina, da Frosinone a Viterbo?

La risposta arriverà solo con il tempo. Intanto una certezza c’è: con la super Asl, la sanità laziale entra in una nuova era, fatta di meno autonomia locale e di un controllo centrale più forte che mai.

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