Da Casamassima agli Stati Uniti, a 25 anni vince la borsa Fulbright
Da Casamassima agli Stati Uniti. Roberta Cessa ha 25 anni, e da novembre si trova nella città di Rochester, capoluogo della contea di Monroe, nello stato di New York, grazie (anche) ad una borsa di studio: è la Fulbright, ogni anno concessa solo a cinque giovani dottorandi in tutta Italia. Tra i nomi eccelsi che nella storia della ricerca ne hanno beneficiato, compaiono quelli di Margherita Hack e Umberto Eco.
“Sono sempre stata affascinata dalla psicologia – risponde a una domanda di Telebari su quale fosse il suo sogno da bambina – volevo proprio comprendere la mente umana e il suo funzionamento sia in condizioni di salute che patologiche”. Il suo percorso accademico si è svolto a Padova, dove ha conseguito prima la laurea triennale in Scienze psicologiche, cognitive e psicofisiche, successivamente la magistrale nel corso internazionale in lingua inglese di Cognitive Neuroscience and Clinical Neuropsychology.
Il dottorato in Psycological Sciences presso la stessa università veneta, invece, prevede un periodo di ricerca all’estero, così Roberta è arrivata negli States supportata dalla borsa di studio Fulbright. “Ho scoperto che la branca della neuroscienza mi appassionava tanto – racconta Roberta – così ho capito che attraverso la ricerca potevo contribuire attivamente alla comprensione del funzionamento del cervello umano”. Il suo progetto è stato selezionato da una commissione di 12 membri scelti direttamente dal presidente degli Stati Uniti. “Lavoro nell’ambito della percezione visiva, in particolare in quello della psicofisica – spiega – Per il mio progetto di dottorato ho scelto di applicare lo studio della percezione visiva alla popolazione clinica della schizofrenia, sul quale disturbo esiste già tanta letteratura scientifica ma ancora ci sono altrettante domande aperte. Dalle ricerche degli ultimi anni, sappiamo che le persone affette hanno serie difficoltà nei processi visivi”.
Alla domanda se ha in serbo progetti per il futuro da rivelare, risponde: “Mi piacerebbe in futuro poter unire la ricerca alla pratica clinica – continua – Lo studio scientifico della mente umana è molto complesso e non è facile applicare il rigore del metodo scientifico allo studio di disturbi così eterogenei come la psicosi, e per questo mi piacerebbe poter contribuire allo sviluppo di metodi più rigorosi che permettano di identificare più chiaramente i sintomi e le necessità del paziente in modo da migliorarne il percorso di cura”.
La schizotipia è un insieme di caratteristiche della personalità, diffuse in tutti noi, che ricordano in modo attenuato alcuni aspetti della schizofrenia. “I miei studi – precisa – mirano a scoprire se queste alterazioni visive siano presenti, in forma più lieve, anche nella popolazione generale con tratti schizotipici più elevati”. Quando le abbiamo chiesto se pensa di tornare in Puglia, ha risposto: “Per il momento sarò qui fino a giugno, poi dovrò rientrare in Italia per terminare il mio dottorato ma non ho sicuramente in programma di tornare, per ora, in Puglia”.




