Informazione Campania – CASTEL VOLTURNO

Una mobilitazione corale e determinata quella che si è sprigionata ieri presso il Centro Comunitario “San Daniele Comboni”. Un’assemblea affollata ha riunito cittadini, migranti, associazioni locali e realtà provenienti da Caserta, Napoli, Potenza e Roma, tutti uniti da un unico obiettivo: impedire la costruzione del CPR (Centro di Permanenza per il Rimpatrio) a Castel Volturno e in tutta la Campania.
Il confronto ha visto la partecipazione attiva di sigle sindacali come FLAI- CGIL, attivisti di PD e AvS, e rappresentanti degli allevatori. La discussione ha ribadito la necessità di una rete unitaria che rifiuti il modello detentivo – definito dai presenti un vero e proprio “Lager di Stato” – per puntare a politiche di regolarizzazione, inclusione, accoglienza e risanamento del territorio.
Un punto centrale è stata la difesa dell’ambiente: sono state raccolte numerose adesioni al manifesto per l’istituzione di una Zona di Protezione Ambientale nell’area umida “La Piana” , promossa dall’associazione Elsa Ets e ASOIM, terreno demaniale attualmente individuato per la costruzione della struttura.
L’assemblea ha richiamato alla memoria il fallimentare tentativo del 2011 presso la ex Caserma Andolfato di Santa Maria Capua Vetere, conclusosi con proteste e azioni legali contro i vertici istituzionali. Oggi, la strategia si articola su più livelli: incontri e azioni comunicative per sensibilizzare la popolazione e i migranti; mobilitazione nazionale per ribaltare il modello di criminalizzazione dei migranti; appello alle istituzioni locali, con l’invito del Comune di Castel Volturno a prendere una posizione netta e a convocare con urgenza un Consiglio Comunale aperto.
Tutte le iniziative convergeranno nell’incontro pubblico convocato per il 30 maggio alle ore 10:00 presso il Centro Fernandes, promosso dal Vescovo Lagnese. L’obiettivo è ambizioso ma fermo: impedire che in Campania sorga un luogo di privazione della libertà per persone che non hanno commesso reati, ma che sono vittime di leggi che rendono precario il soggiorno e favoriscono l’invisibilità.
Leda Tonziello, Presidente dell’Associazione Elsa ETS, a margine dell’incontro ha dichiarato: “La costruzione del CPR non ha nulla a che fare con la sicurezza o il contrasto della criminalità; è, al contrario, un monumento all’inefficacia delle politiche migratorie attuali. Come Associazione Elsa ETS, ribadiamo che la vera sicurezza si costruisce solo attraverso il riscatto sociale, la fuoriuscita dallo sfruttamento e l’accesso ai diritti fondamentali. A questo si lega indissolubilmente la tutela della nostra terra: cementificare un’area di pregio come ‘La Piana’ per costruire un luogo di detenzione è un doppio schiaffo al territorio. Difendere l’ambiente e la biodiversità di quest’area umida significa difendere la salute e il futuro della nostra comunità; non possiamo permettere che un patrimonio naturale collettivo venga sacrificato in nome dell’emarginazione e di logiche puramente repressive. Inoltre, la realizzazione di questa struttura comporterebbe un danno incalcolabile all’immagine di Castel Volturno: dopo anni di duro lavoro da parte delle associazioni per riscattare questi luoghie proporre una narrazione diversa, il rischio è quello di fare un salto nel passato, tornando a far parlare della nostra città solo attraverso stereotipi e lo stigma dei ‘suoi neri’, cancellando i percorsi di dignità faticosamente costruiti.”
Le reti solidali locali, che da anni lavorano a Castel Volturno, dimostrano nel concreto che l’alternativa è possibile.
La sicurezza nasce dall’integrazione e dalla lotta alla povertà, non dalla segregazione. Da Castel Volturno parte oggi la sfida per scrivere una storia di diritti e di dignità, fermando la logica della violenza istituzionale.
Source link



