Delitto di Garlasco, le carte segrete su Sempio e il “sistema Pavia”:
Le nuove carte dell’inchiesta sul delitto di Garlasco aprono uno squarcio suggestivo sui presunti retroscena investigativi che ruotarono attorno alla prima indagine su Andrea Sempio, terminata con una archiviazione. Tra ipotizzate fughe di documenti riservati, rapporti opachi tra investigatori e consulenti e vecchie accuse di corruzione, la Procura di Brescia e quella di Pavia ritengono di poter fa emergere un quadro sempre più complesso, intrecciato anche con il processo “Clean 2”, che ha portato alla condanna dell’ex ufficiale dei carabinieri Maurizio Pappalardo. L’inchiesta di Brescia, va ricordato, è stata ridimensionata dalla conferma della Cassazione del no al sequestro dei dispositivi di Mario Venditti, procuratore aggiunto di Pavia che chiese l’archiviazione di Sempio.
Secondo l’annotazione di oltre 300 pagine redatta dal Nucleo investigativo dei carabinieri di Milano, nell’inchiesta bresciana — che vede indagati Venditti e Giuseppe Sempio, padre di Andrea, per corruzione in atti giudiziari — sarebbe emerso “senza ombra di dubbio” che gli avvocati che assistevano Andrea Sempio nella prima inchiesta a suo carico fossero entrati “illecitamente” in possesso di documentazione riservata. Si tratta, in particolare, dell’esposto presentato dalla difesa di Alberto Stasi e della consulenza tecnica firmata da Luciano Garofano e dai consulenti Fabbri-Linarello sul Dna trovato sotto le unghie di Chiara Poggi. Quegli atti sarebbero poi stati trasmessi formalmente il 13 gennaio 2017 proprio all’ex generale del Ris Luciano Garofano, nominato consulente della difesa di Sempio.
Per i carabinieri milanesi, la provenienza di quei documenti non sarebbe riconducibile né al fascicolo della Procura di Pavia né a quello custodito presso la Corte d’Appello di Brescia. Gli investigatori ipotizzano invece una possibile fuoriuscita di materiale dal fascicolo della Procura generale di Milano relativo al processo d’appello bis contro Alberto Stasi. A sostegno di questa ipotesi ci sarebbe anche un dettaglio ritenuto significativo dagli investigatori: alcuni appunti manoscritti rinvenuti nei faldoni della Procura generale milanese presenterebbero “tratti simili” a quelli contenuti in un post-it rimasto allegato alla copia della documentazione arrivata a Garofano.
Nella lunga informativa i carabinieri ripercorrono inoltre numerosi aspetti della prima indagine su Andrea Sempio, aperta nel 2016 e poi archiviata nel 2017. Un’indagine che, secondo gli stessi investigatori milanesi, sarebbe stata caratterizzata da “grande superficialità”. Tra gli elementi evidenziati ci sono anche i cosiddetti “contatti Sapone-Sempio”, definiti “assolutamente ingiustificati” e mai riportati nelle annotazioni investigative sui tabulati telefonici. Il riferimento è ai rapporti tra Andrea Sempio e un ex carabiniere di Pavia. Nelle carte compare anche il nome di Maurizio Pappalardo, ex comandante del Nucleo informativo del comando provinciale dei carabinieri di Pavia. Secondo gli investigatori, Pappalardo si sarebbe recato in Procura a Pavia il 24 dicembre 2016, pur essendo formalmente fuori servizio.
Nel telefono dell’ex ufficiale sarebbero state trovate tre fotografie contenenti parti delle cosiddette “carte”, ossia documenti del primo fascicolo aperto a carico di Sempio. Le immagini, secondo gli investigatori, sarebbero state scattate il giorno precedente alla visita in Procura. Per questo motivo, scrivono i carabinieri, Pappalardo potrebbe rientrare “nel novero dei soggetti” che avrebbero consentito in modo illecito ad Andrea Sempio di entrare in possesso di atti che, all’epoca, gli erano preclusi. Le nuove rivelazioni arrivano mentre lo stesso Pappalardo è stato appena condannato dal Tribunale di Pavia a cinque anni e otto mesi di reclusione nel processo “Clean 2”, incentrato su presunti episodi di corruzione, pressioni indebite e utilizzo distorto delle funzioni investigative.
L’ex ufficiale è stato riconosciuto colpevole di corruzione e stalking, mentre è stato assolto dall’accusa di peculato. I giudici hanno inoltre disposto una provvisionale immediata di 20mila euro in favore delle parti civili, rinviando al giudice civile la quantificazione definitiva dei danni. La Procura aveva chiesto per lui una condanna a sei anni e sei mesi. I suoi legali hanno già annunciato ricorso in appello, definendo la sentenza “ingiusta” e contestando in particolare l’accusa di stalking, che secondo la difesa avrebbe richiesto una querela autonoma. Nello stesso procedimento è stato condannato con rito abbreviato a quattro anni e sei mesi Antonio Scoppetta, ex carabiniere forestale e già in servizio nell’aliquota di polizia giudiziaria della Procura di Pavia. Secondo l’accusa, Scoppetta avrebbe ricevuto denaro, favori e soggiorni alberghieri in cambio di informazioni riservate e atti compiacenti. Gli inquirenti sostengono inoltre che Scoppetta e Pappalardo avrebbero cercato di indirizzare alcune attività investigative per colpire l’ex fidanzata di Pappalardo e perfino il nonno della donna, segnalando anonimamente una presunta truffa all’Inps per tentare di far revocare la pensione all’uomo.
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