Michael Oberkofler seppellito ad Agadir: la salma del 59enne per 3 mesi in una cella frigorifera – Laives
LAIVES. Michael Oberkofler trova finalmente pace con una sepoltura decorosa, attesa troppo a lungo. La salma del 59enne, originario di Laives, è rimasta per tre mesi in una cella frigorifera del cimitero di Agadir, in Marocco, dove viveva da tempo e dove è morto a settembre per un malore. Era malato da tempo e si era trovato in difficoltà a causa di una presunta truffa subita da un conoscente marocchino su cui resta aperto nel Paese nord africano, un procedimento giudiziario.
Finalmente, però, il giorno di Santo Stefano, grazie all’interessamento di Antonella Bertoncello, console onoraria ad Agadir, il corpo dell’uomo ha lasciato la cella frigorifera per essere tumulato nel cimitero cristiano della stessa cittadina. «Sono riuscita a raccogliere, insieme ad alcuni imprenditori italiani che operano qui in Marocco e altri imprenditori marocchini, la somma di mille euro necessaria per pagare la bara e tutte le incombenze burocratiche per la sepoltura», racconta Antonella Bertoncello raggiunta telefonicamente. L’agenzia funebre aveva chiesto 1.500 euro, «ma sono riuscita a ottenere un prezzo di favore. Poi la generosità di alcuni connazionali ha fatto il resto».
Si chiude così la dolorosa vicenda dell’uomo la cui vita è rimasta sospesa tra l’Italia e il Marocco. Il 2 settembre 2025 il corpo di Oberkofler era stato rinvenuto dalla polizia riverso sul sedile della sua auto ad Agadir, fulminato da un attacco cardiaco. Il 59enne, nonostante fosse lontano da tempo dall’Italia, risulta ancora iscritto all’anagrafe di Laives come residente e quindi, una volta appresa la notizia, sono scattate le verifiche per capire se vi fosse qualche parente al quale rivolgersi per le formalità di legge legate al rientro della salma e della sepoltura. Ma nessuno ha rivendicato quella parentela. Rimpatriare il corpo sarebbe costato 4.500 euro e non c’erano finanziatori per questa impresa. Quella della sepoltura in Marocco è sembrata la soluzione migliore.
«Ho saputo di lui – ricorda Bertoncello – ad agosto scorso, quando ho trovato sul giornale una sua foto che lo ritraeva mentre faceva un sit-in di protesta davanti ad una banca. L’ho contattato e ho scoperto che dormiva da sette mesi in una macchina e che aveva malattie pregresse. Diceva di essere stato truffato e di aver denunciato una persona che gli aveva prosciugato il conto corrente. Gli ho trovato, finché possibile, una sistemazione per dormire e lavarsi ma stava male e gli avevo suggerito di tornare in Italia per curarsi e lasciare le pratiche legali in mano all’avvocato. Invece è tornato a dormire in auto e, a settembre, è stato trovato morto. Mi è dispiaciuto tantissimo. Finalmente, dopo così tanto tempo, siamo riusciti, quanto meno a dargli una sepoltura degna».




