Calabria

Paolo Campolo, l’eroe reggino di Crans Montana: “Uno choc tornare sul luogo della tragedia”

Uscito dall’ospedale è voluto subito tornare davanti al “Le Constellation”. Paolo Campolo l’eroe reggino che ha salvato decine di vite nella tragica notte di Crans Montana racconta a “Gazzetta del Sud” il suo day after. «Abbiamo deposto mazzi di fiori per i tanti ragazzi che non ce l’hanno fatta. Ho risentito quell’odore pungente di carne bruciata. È stato uno choc».
Il 55enne analista finanziario originario di Reggio Calabria ripercorre quelle ore drammatiche dopo la richiesta di aiuto di Paolina, la figlia 17enne della sua compagna. Campolo, che abita a 50 metri dal locale, riavvolge il nastro dell’orrore e mette ancora l’accento sullo spirito di comunità che ha animato i soccorsi. «Ho chiamato mio figlio Gianni, che fa parte della Protezione civile. È uno sportivo ed è arrivato subito. Ho trasportato fuori dal bar in fiamme almeno 15 ragazzi. I Vigili del fuoco operavano come potevano, ma non c’erano barelle, si usavano i divani per trasportare i corpi, mancavano mezzi e strumenti, non c’era disponibilità di ossigeno. Una bottiglia doveva servire per più persone». Poi Campolo traccia un bilancio amaro della vicenda: «È mancata l’organizzazione, noi volontari ci siamo dovuti sostituire alle istituzioni. E così è emerso il cuore vero della comunità, la generosità di tanti. Ma non posso dimenticare anche le scelte di chi teneva lontane le madri dei ragazzi che volevano avvicinarsi per tenerli svegli, per non farli addormentare».
L’articolo completo è disponibile sull’edizione cartacea e digitale


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