Emilia Romagna

Le immagini del presidio contro l’attacco al Venezuela


“Giù le mani dal Venezuela”. Dalla nebbia della serata in Piazza del Nettuno si leva il grido del preisidio a favore del Paese bombardato dagli Stati Uniti. E mentre il presidente della Repubblica Bolivariana Nicolàs Maduro è stato “catturato” e portato nello Stato di New York, nel centro di Bologna si sono ritrovati attivisti e militanti per denunciare “un’aggressione imperialista” da parte del governo americano e per rivendicare la difesa della sovranità venezuelana.

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“Quello che è avvenuto è un atto gravissimo: un’aggressione terroristica contro un presidente eletto legittimamente, sotto osservazione internazionale – afferma Antonio di Potere al Popolo -. Dietro la maschera del narcotraffico”, accusa con cui il presidente americano Donald Trump ha giustificato l’operazione, per Potere al popolo “si cela il vero obiettivo: colpire un processo di emancipazione popolare che si chiama socialismo del XXI secolo, e che Trump ha sempre dichiarato di voler distruggere per tornare a considerare l’America Latina come il giardino di casa degli Stati Uniti”.

Le richieste dei manifestanti

I manifestanti chiedono l’immediata liberazione di Maduro e la fine del “colpo di Stato in corso”, denunciando l’embargo e gli attacchi economici che da anni colpiscono il paese. “Il Venezuela è sotto pressione costante”, continua Antonio. “Eppure le elezioni degli ultimi anni sono sempre state monitorate e ritenute valide. La partecipazione popolare è stata ampia, con esperienze come Las Comunas che rappresentano forme avanzate di democrazia partecipativa”.

Al presidio presenti anche le bandiere di Cambiare Rotta, Rifondazione Comunista, Fronte della gioventù comunista. E i vessilli cubani e palestinesi. “Cuba è da sempre al fianco del Venezuela, guida i processi rivoluzionari nei Caraibi ed è un esempio concreto. La Palestina è presente perché Maduro si è schierato senza ambiguità contro il genocidio a Gaza dal primo momento. Le nostre battaglie sono collegate, colpiscono chiunque provi a sottrarsi all’ordine imposto dagli Stati Uniti”.

I manifestanti promettono di non fermarsi: “Il 10 gennaio ci sarà una giornata nazionale di protesta in tutte le città italiane”, annunciano gli organizzatori, “per dire no all’ennesima ingerenza imperialista”. Dopo un presidio durato circa 45 minuti davanti alla statua del Nettuno, i manifestanti si sono spostati in un breve corteo, passando per via Rizzoli fino ad arrivare alle Due Torri.

Per i promotori non si tratta solo di un fatto isolato: “È lo stesso schema che vediamo in Palestina e nei fronti di guerra nel mondo. Colpiscono chi prova a scegliere autonomia, giustizia sociale e redistribuzione. Per questo siamo in piazza”.

Le reazioni della politica

Il presidio – non il primo di questo genere in città – ha suscitato spaccature nella politica locale. Forza Italia Giovani, con il responsabile nazionale organizzazione Daniele Aiello, ha condannato il presidio definendolo un sostegno a un “regime dittatoriale responsabile di repressioni e violazioni dei diritti umani”, ribadendo solidarietà al popolo venezuelano. Sulla stessa linea la Lega: il capogruppo in Consiglio comunale Matteo Di Benedetto parla di una protesta “in difesa di un dittatore”, accusando l’estrema sinistra di ignorare i principi democratici. Da Fratelli d’Italia l’eurodeputato bolognese Stefano Cavedagna definisce la mobilitazione un “segnale politicamente inquietante” e attacca il silenzio del Pd e del sindaco Lepore. 

Di segno opposto la posizione di Coalizione civica, che condanna l’azione militare statunitense come “palese violazione della sovranità” e chiede l’attivazione immediata delle sedi multilaterali. Mentre il segretario provinciale del Partito Democratico, Enrico Di Stasi, ribadisce la condanna del regime di Maduro ma sottolinea che “la democrazia non si esporta con le bombe”, invocando una soluzione politica e diplomatica della crisi.

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