Società

Fine 2025, il sistema delle carceri implode nel silenzio: la denuncia di Antigone

A fine 2025 il carcere italiano restituisce l’immagine di un sistema piegato su sé stesso. I numeri parlano chiaro e l’associazione Antigone li mette nero su bianco nel suo ultimo report: nelle prigioni italiane sono rinchiuse 63868 persone a fronte di una capienza effettiva di 46.124 posti. Significa che mancano quasi 18 mila posti e che il tasso medio di sovraffollamento ha raggiunto il 138,5%, con decine di istituti oltre il 150% e alcune strutture che superano addirittura il 200%.

Non è una fotografia isolata, ma l’esito di una tendenza costante. In un solo anno la popolazione detenuta è cresciuta di quasi duemila unità, circa 180 persone in più ogni mese. Un incremento che non ha nulla a che vedere con l’andamento della criminalità: nel primo semestre del 2025 i reati denunciati sono diminuiti di quasi il 5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A crescere è piuttosto l’uso della detenzione come risposta prevalente a disagio sociale, marginalità e conflitti che avrebbero bisogno di strumenti diversi.

Il 2025 doveva segnare una svolta con il piano carceri annunciato dal governo. I nuovi posti promessi, però, non si sono mai concretizzati. Al contrario, la capienza complessiva del sistema si è ulteriormente ridotta, anche a causa di chiusure, lavori e incidenti come l’incendio di San Vittore. Il risultato è un sovraffollamento ormai strutturale che riporta l’Italia su livelli già sanzionati in passato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. A Lucca, Vigevano, Milano San Vittore, Brescia, Foggia e in altri istituti si vive in condizioni di compressione estrema, con celle occupate ben oltre ogni limite di dignità.

Le conseguenze ricadono direttamente sulle condizioni di vita quotidiana. In oltre quattro carceri su dieci non sono garantiti i tre metri quadrati di spazio vitale per persona. Più della metà delle strutture ha celle senza doccia, quasi una su due presenta problemi con l’acqua calda o con l’igiene e in alcuni istituti il riscaldamento non funziona in modo continuativo. Anche il trattamento rieducativo è sempre più marginale. Solo una minoranza delle persone detenute lavora con datori esterni e poco più del 10% accede a percorsi di formazione professionale. La scuola coinvolge meno di un detenuto su tre.

Il peso del sovraffollamento grava anche sugli operatori. In molti istituti manca un direttore dedicato e i numeri del personale educativo e di polizia penitenziaria risultano insufficienti. In alcune carceri si arriva a rapporti ingestibili tra detenuti e agenti o educatori, con un impatto diretto sulla qualità della gestione e sul clima interno. Dentro questo quadro cresce la sofferenza psichica. Gli atti di autolesionismo e i tentativi di suicidio restano elevati, mentre l’uso di psicofarmaci è diffusissimo, spesso come risposta ordinaria al disagio. Il dato più drammatico resta quello delle morti: nel 2025 sono decedute in carcere 238 persone, 79 delle quali si sono tolte la vita.


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