«Il capo è Lagalla». Berardi-Battelli, duello senza vincitori
Tra i due litiganti, il terzo gode. Ma chi è il terzo? E soprattutto: chi gode? Di fronte ad una situazione che stava affondando nelle sabbie mobili, la Regione ha deciso di emettere la sua bolla papale – poche ore prima del Veglione e dei fuochi d’artificio – per definire l’assetto della Rete oncologica regionale, un’equipe di medici di discipline diverse che prende in carico le persone dal primo sospetto tumorale, seguendole per tutto il percorso di cura.

La scelta
Al vertice ci sarà il dottor Giovanni Lagalla, dirigente del settore Assistenza ospedaliera, emergenza urgenza e ricerca all’interno dell’Ars, che avrà il ruolo di referente clinico e coordinatore della Rete. Un dirigente regionale, insomma, per scrivere la parola fine al sanguinoso duello tra le due star dell’oncologia marchigiana. Il decreto 213 del 31 dicembre firmato dalla direttrice dell’Ars Flavia Carle mette infatti nero su bianco che né Rossana Berardi (primaria nell’Azienda ospedaliera universitaria delle Marche, docente alla Politecnica e, da novembre, presidente nazionale dell’Aiom, l’Associazione italiana di oncologia medica), né Nicola Battelli (primario di oncologia all’ospedale di Macerata) guideranno la Rete.
Alla prima è andato il ruolo di referente del Molecular Tumor Board; al secondo, quello di referente della Rete e coordinatore del rapporto con le istituzioni ed il territorio. Una decisione, quella presa last minute da Palazzo Raffaello, che lascerà cicatrici: difficilmente Berardi, forte anche del ruolo di leader degli oncologi italiani, chiuderà un occhio su questa storia. Lei, che nella votazione del 27 novembre 2024 – perché fino a un certo punto si era provato a nominare il coordinatore attraverso il meccanismo più democratico che esista – era risultata la prescelta dai direttori generali delle aziende sanitarie. Berardi che, però, si era trovata contro una parte dell’Università (di allora) e, peggio ancora, i pesi massimi della Regione. Ma per capire a che livelli di stallo alla messicana si fosse arrivati, bisogna ripercorrere le tappe di una pièce teatrale più simile alla farsa che alla tragedia, se non fosse che stiamo parlando di cancro.
Nelle puntate precedenti
Il sipario si alza a novembre 2024, quando i 12 primari di Oncologia dei vari ospedali marchigiani si riuniscono – insieme alla direttrice Carle – per decidere chi di loro avrebbe assunto il prestigioso incarico di coordinatore della rete oncologica. La votazione hi-tech viene fatta su dei pizzini di carta che Carle prova a portare via – dopo aver intuito che l’esito è diverso da quello sperato – spiegando agli astanti che li avrebbe scrutinati più tardi nel suo ufficio. Sbigottiti, gli oncologi insorgono: ne seguono urla, diatribe e foglietti con i voti lanciati in aria come coriandoli da una Carle fuori di sé. Cala il sipario. Atto II: siamo al 27 novembre 2024. Stavolta al cospetto della direttrice dell’Ars per il voto ci sono i direttori generali (o loro delegati) delle 7 aziende – Torrette, Inrca e le cinque Ast – chi in presenza, chi da remoto. Berardi ottiene l’appoggio del dg di Torrette Gozzini, dell’Inrca e delle Ast di Fermo e Ascoli Piceno. Per Battelli votano le Ast di Macerata e Pesaro. Stroppa, dg dell’Ast di Ancona, opta invece in solitaria per l’oncologa della sua squadra: Rosa Rita Silva. Dunque a spuntarla è Berardi con 4 voti su 7.
Il tempo passa
Discorso chiuso? Neanche per sogno. L’indomani l’Ars verga una nota che dona quell’accento farsesco di cui sopra alla tragicommedia: «Ancora da definire il coordinamento». Quella votazione, insomma, diventa carta straccia. Da quel momento, cambia il mondo. Le elezioni regionali del 28-29 settembre portano sullo scomodo scranno di assessore alla Sanità Calcinaro. Il suo predecessore Saltamartini aveva preferito non mettere il naso in quel ginepraio di oncologi furiosi.
L’ex fascia tricolore di Fermo, invece, si fa carico della situazione e prova ad uscire dall’impasse tentando una mediazione: nominare coordinatore Renato Bisonni, primario dell’unità operativa complessa di Oncologia del Murri (quindi pure lui di Fermo) e molto vicino a Berardi.
Dopo una notte insonne, però, il suddetto risponde picche alla Regione, che sospetta: «Dietro il gran rifiuto ci deve essere la longa manus della sua amica Berardi. Non può decidere tutto lei, anche per gli altri. Ora basta», l’ira del Palazzo. E così, si arriva alla decisione finale del decreto di Capodanno. Dove si legge, a mo’ di precisazione, che «le figure sono state nominate congiuntamente dai direttori generali degli Enti del Ssr».
Di fronte ad un nuovo assessore sulla plancia di comando della Sanità che chiede collaborazione per uscire dal cul-de-sac, quale dg sarebbe così temerario da alzare le barricate? E infatti tutti hanno seguito pedissequamente la rotta tracciata dalla Regione, compreso il dg di Torrette Gozzini che aveva sempre protetto la nomina di Berardi, una eccellenza del suo ospedale. Nasce così ufficialmente la Rete oncologica marchigiana. «Sono stata scelta per guidare gli oncologi italiani e non posso farlo nella mia regione?», il rammarico che Berardi aveva confidato in questi mesi a chi le era vicino. Visto il periodo dell’anno, si spera che la stella cometa abbia indicato la strada giusta.




