Anno di sovraffollamento intollerabile nella casa circondariale di Rimini

“I numeri sono freddi ma possono dirci molto delle situazioni e del loro stato, delle persone che rappresentano. Nella Casa Circondariale i numeri del sovraffollamento descrivono una situazione grave”. Così Ivan Innocenti (Partito Radicale) dopo la visita dello scorso 31 dicembre al carcere Casetti di Rimini. “Ormai da tempo non si può parlare di emergenza in quanto il degrado delle carceri italiane e del loro sovraffollamento è da considerarsi cosa ordinaria, scelta politica e di amministrazione delle persone detenute”.
“È però certamente grave (intollerabile secondo il ministero) e in via di costante e rapido peggioramento. La casa Circondariale di Rimini riflette questa situazione – prosegue Innocenti -. L’istituto è idoneo a ospitare 118 persone. Il ministero però si riserva di applicare la sentenza pilota Torregiani della Corte di Giustizia Europea che indica in almeno 3 i metri quadri necessari per ogni detenuto per non considerare la detenzione “trattamento inumano e degradante”. Questo numero nella casa Circondariale di Rimini è di 165 persone”.
“Oltre questo numero tutto l’istituto diventa un logo di maltrattamento come indicato dalla Corte Europea Diritti dell’Uomo. Tutte le visite di quest’anno da parte delle delegazioni del Partito Radicale hanno confermato un rapido peggioramento della condizione carceraria e il costante superamento della soglia tollerabile di detenuti è da lunghi mesi la norma. Confermata anche dal confronto con il personale penitenziario. Il 31 dicembre erano 169. Già nell’Istituto il Magistrato riconosce da anni ai detenuti ristretti nella prima sezione i trattamenti inumani e degradanti per lo stato dei luoghi di detenzione. Però ormai è l’intero istituto logo di trattamenti Inumani e degradanti ed è necessario che i detenuti e i loro rappresentati legali agiscano per formulare le istanze per il riconoscimento della loro condizione e accedere ai risarcimenti che la collettività dovrà riconoscergli”.
“La rimozione di questa condizione inumana invece sarebbe da parte della comunità nazionale atto dovuto di umanità, legalità e diritto. I risarcimenti, senza la rimozione delle cause, sono il prezzo che riconosciamo per poter continuare a maltrattare le persone. Di per sé ulteriore manifestazione di inumanità”.
Il 31 dicembre la delegazione dei Partito Radicale composta da Ivan Innocenti, Fausto Battistel e Giovanni Benini ha visitato tutte le 6 sezione dell’istituto e l’infermeria. Il clima si presenta disteso e il rapporto tra detenuti e personale sereno. In cella di isolamento un ragazzo poco più che ventenne, causa di tensioni, atti vandalici e violenti all’interno dell’istituto. “Si parla con lui e la situazione risulta penosa nel vedere un giovane ragazzo in quello stato. Ci si domanda se quello sia il percorso più idoneo per quella età. Diffusa da parte dei detenuti la lamentela nei confronti del servizio del personale amministrativo. Si segnalano problemi nella spesa del sopravvitto e ritardi nella disponibilità e nel ricevimento dei resoconti”.
“All’ingresso del carcere, dove entrano i familiari e i visitatori, è presente una cassa automatica che consente di versare sui conti dei detenuti, buon servizio che però necessita poi di essere amministrato rapidamente – prosegue la nota -. I ritardi sono fonte di tensione e problemi. Non poter telefonare alla famiglia o non ricevere le poche cose della spesa per la pulizia e i pasti sono fonte di tensione e insoddisfazione. La sezione semiliberi è ancora senza porte nel bagno. I semiliberi sollevano la necessità di una lavatrice. Tutti lamentano che non sono ammessi alimenti dall’esterno, i cosiddetti pacchi dei parenti e amici”.
“L’area sanitaria vede la presenza di uno psicologo per 24 ore settimanali. Presenza totalmente inadeguata per un possibile percorso trattamentale per le 169 persone presenti – prosegue il Partito Radicale -. Come lo psichiatra presente solo alcune ore alla settimana. Il carcere è luogo di sofferenza mentale, i detenuti saranno poi dimessi. Quali persone libere vogliamo che il carcere produca. Il servizio Sanitari Regionale dovrebbe investire di più su questo aspetto strategico per la società. Va inoltre sottolineato che dei 169 detenuti presenti 80 vengono indicati come tossicodipendenti. Il 50% dei detenuti soffre di questa condizione patologica. Stesso dato per la nazionalità, 78 risultano stranieri. I detenuti semiliberi avviati al lavoro sono 7, i lavoranti interni in articolo 21 sono 3. Meno del 6% della popolazione carceraria riminese. Nulla, grave se si considera che il lavoro è la maggiore ragione di emancipazione dei detenuti. Nel complesso l’impressione che si conferma è che la Casa Circondariale di Rimini sia un corpo estraneo alla città”.
“Il tutto si regge sul personale da sempre in carenza e le sue risorse umane e professionali e sulla sopportazione di condizioni inumane di vita da parte dei detenuti. Poi elemosine di alcuni volenterosi. I risultati sono eloquenti, sofferenza psichiatrica, alta recidiva e meno del 6% di detenuti avviati al lavoro. Come diceva Marco Pannella è necessaria una amnistia, non per le persone detenute, ma per la Repubblica che viola Carta Costituzionale e Carta Europea dei Diritti Umani. Amnistia per tutti noi azionati di questo paese e del governo della città di Rimini, che non si fanno vergogna di una tale realtà, ignorandola e che per alcuni è ragione di orgoglio”.
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