Tamaro SAP a Trieste News: «La sicurezza rischia il collasso. La domanda cresce, ma il sistema non regge»
31.12.2025 – 18.25 – Nel corso di una lunga intervista rilasciata alla nostra redazione, Lorenzo Tamaro – segretario regionale del SAP – traccia un bilancio di fine anno della sicurezza in Friuli-Venezia Giulia, scegliendo un tono diretto, privo di enfasi ma denso di preoccupazione. Il 2025, spiega, è stato un anno impegnativo, segnato da un aumento costante delle richieste di sicurezza da parte dei cittadini e da una pressione sempre più forte su un sistema che, a suo giudizio, fatica a reggere. Il nodo non è un improvviso peggioramento dell’ordine pubblico, ma uno squilibrio strutturale: più lavoro, stessi – o insufficienti – organici. La sua analisi tiene insieme il piano operativo e quello politico-amministrativo. Da un lato, l’attività quotidiana degli operatori sul territorio; dall’altro, le scelte compiute negli anni che hanno inciso sulla capacità dello Stato di garantire sicurezza in modo continuativo. «L’aumento dell’impegno non è legato a un calo dell’organico», chiarisce, «ma al fatto che la domanda di sicurezza cresce di anno in anno, mentre le risorse restano inadeguate».
Un anno di pressione crescente sul territorio
Tra i risultati operativi più significativi, Tamaro indica il contrasto ai traffici lungo la rotta balcanica, con l’incremento degli arresti dei passeur. Un’azione che, sottolinea, ha inciso su una delle sfide più complesse per il territorio regionale. Accanto a questo, il tema dei furti nelle quattro province del Friuli-Venezia Giulia: un fenomeno particolarmente avvertito dalla popolazione, non solo per il danno economico, ma per l’impatto emotivo che produce su chi lo subisce. «Il furto non è mai solo una statistica», osserva, «lascia un segno, crea insicurezza, mina la serenità quotidiana». Negli ultimi dodici mesi – aggiunge – il lavoro degli operatori è cambiato insieme alla società. Mutano i fenomeni criminali, aumentano le richieste di intervento, si affacciano nuove forme di disagio. E cambia anche il volto della Polizia: arrivano giovani agenti, portatori di un approccio diverso rispetto a venti o trent’anni fa. Un’evoluzione naturale, che però richiede organizzazione, formazione e accompagnamento. «Non si può pensare di affrontare il cambiamento senza strumenti adeguati».
Organici e uffici sotto pressione: una crisi annunciata
Alla domanda se la situazione degli organici sia migliorata o peggiorata, la risposta è netta: «È peggiorata». Tamaro richiama un allarme lanciato dal sindacato già quindici anni fa, quando si denunciava il rischio di collasso del sistema sicurezza a causa del mancato turnover e dei tagli introdotti durante la stagione della spending review. Ricorda un consiglio straordinario sulla sicurezza richiesto nel 2015: allora – racconta – le denunce del SAP vennero bollate come allarmistiche. Oggi, sostiene, i dati dimostrano che quelle preoccupazioni erano fondate. Indicare un singolo ufficio in maggiore sofferenza, però, sarebbe riduttivo. «La carenza è grave in tutte le articolazioni», afferma. È vero che in Friuli-Venezia Giulia, per la sua collocazione geografica, gli uffici immigrazione e la polizia di frontiera sono particolarmente esposti, soprattutto a Trieste. Ma non si può trascurare la pressione su altri settori: dalla Polizia postale, dove i reati sono in forte aumento, ai reparti investigativi. Tamaro cita un dato emblematico: squadre mobili passate in pochi anni da 65 a 40 unità. «Con meno personale – avverte – affrontare risse, accoltellamenti o omicidi diventa estremamente complesso».
Frontiera, Schengen e prevenzione
Sulla gestione della frontiera orientale, Tamaro parla di una lunga sottovalutazione della rotta balcanica, a favore di una visione concentrata quasi esclusivamente sul Mediterraneo. Negli anni, però, i numeri sono cresciuti in modo esponenziale. La sospensione di Schengen e il coordinamento con Croazia, Slovenia e Austria hanno cambiato lo scenario: i flussi si sono ridotti e la rotta è diventata meno appetibile per le organizzazioni criminali. Il punto, per Tamaro, è anche economico: «I controlli non sono una spesa inutile, ma un investimento». L’immigrazione clandestina, spiega, genera costi elevati lungo tutta la filiera: dall’intervento di polizia all’accoglienza, dalle indagini ai procedimenti giudiziari, fino ai CPR e alle espulsioni. La prevenzione, in questo senso, è meno onerosa della gestione dell’emergenza. Restano però criticità operative. Da tempo – ricorda – il SAP chiede il ripristino di postazioni di polizia stabili al confine, attrezzate anche per tutelare la salute degli operatori. Le soluzioni emergenziali, come i camper, non garantiscono le stesse condizioni di sicurezza né per il personale né per la gestione dei flussi di traffico.
Sicurezza urbana, ordine pubblico e senso di impunità
Sul fronte della sicurezza urbana, Tamaro individua due livelli di criticità. Il primo riguarda la criminalità diffusa in aree sensibili come Trieste, Udine (Borgo Stazione) e Pordenone, dove risse, accoltellamenti ed episodi violenti impegnano costantemente le pattuglie. In alcuni casi – segnala – una sola volante si trova a fronteggiare situazioni complesse, senza supporto immediato di altre forze, con rischi evidenti per gli operatori e un impatto negativo sulla percezione dei cittadini. Il secondo livello è l’ordine pubblico. Le tensioni legate a scenari internazionali, le manifestazioni e l’aumento degli episodi di violenza contro le forze dell’ordine pongono un problema di tutela normativa. «Tirare una bomba carta o un sasso contro un agente non è protesta», afferma, «è un atto violento che va condannato senza ambiguità». Qui Tamaro denuncia anche una difficoltà politica nel prendere le distanze da certi comportamenti, alimentando – a suo avviso – un pericoloso senso di impunità.
Norme, sindacato e futuro
Sul Decreto Sicurezza, il giudizio è prudente: un passo avanti, ma ancora troppo recente per trarre bilanci definitivi. «Può essere un punto di partenza, non di arrivo». Per il 2026, la priorità resta una: nuove assunzioni. E Tamaro mette in guardia da soluzioni tampone come l’innalzamento dell’età pensionabile. «È una professione che ha bisogno di forze fresche». Il ruolo del sindacato, in questo contesto, si rafforza. Il 2025 è stato un anno di forte impegno per il SAP in regione, segnato da un diffuso malessere tra gli operatori e dalla necessità di tutelare diritti e regole spesso messi sotto pressione dalle esigenze di servizio. Da dieci mesi segretario regionale, dopo sedici anni a Trieste, Tamaro rivendica un lavoro di ascolto su tutto il territorio: «Le province sono diverse, ma i problemi sono sorprendentemente simili».
Uno sguardo avanti
Guardando al futuro, Tamaro individua rischi e opportunità. Molto – sostiene – dipenderà dalla capacità delle istituzioni di ascoltare chi opera sul campo. «Con pochi accorgimenti si può migliorare molto, ma serve attenzione costante». Il suo messaggio finale è duplice: ai colleghi, un pensiero particolare per chi lavora durante le festività per garantire sicurezza; ai cittadini, l’augurio di giorni sereni, «con la tranquillità che meritano e che le forze dell’ordine continuano a garantire, nonostante tutto».
[f.v.]




