Lo chef Lombardo tra cucina italiana e Matera, ‘la storia parla al futuro’ – In breve
Tra orgoglio e senso di
responsabilità, lo chef stellato Vitantonio Lombardo, lucano
classe 1979, vede un compito preciso nel riconoscimento della
cucina italiana come patrimonio Unesco: custodire la tradizione
e trasformarla in una cucina contemporanea capace di guardare al
futuro. “Questo importante traguardo è motivo di orgoglio per
tutti noi – dice lo chef all’ANSA – ma, allo stesso tempo,
comporta un ulteriore senso di responsabilità: spetta a noi
cuochi fare in modo che questo patrimonio sia sempre più
tutelato, tanto sul fronte della tradizione quanto su quello
della cucina d’autore, attraverso reinterpretazioni capaci di
esaltare i prodotti del territorio”.
A novembre, con il suo ristorante nei Sassi di Matera –
patrimonio dell’Unesco dal 1993 – lo chef lucano ha conquistato
l’ottava stella consecutiva, la quattordicesima della carriera.
Un traguardo che, sottolinea, nasce proprio da quella capacità
di tenere insieme memoria e innovazione: secondo Lombardo, allo
stesso modo in cui la città lucana ha saputo valorizzare la
propria storia aprendosi a culture diverse, anche la cucina
italiana è un patrimonio vivo perché sa evolvere senza smarrire
le sue radici. “Dico sempre – aggiunge – che, con la mia cucina,
mi piace partire da un prodotto che abbraccia il mondo, proprio
come ha fatto Matera, patrimonio Unesco, che ha accolto
cittadini da ogni angolo del pianeta. Anch’io valorizzo i
prodotti di questa terra affiancando le eccellenze del mondo”.
Da qui il filo che unisce la cucina italiana a Matera,
Capitale Mediterranea della Cultura e Dialogo 2026: la forza
delle radici e il coraggio di guardare oltre. “Come ha insegnato
Matera, in occasione della Capitale Europea della Cultura 2019,
con l’iconico motto ‘Open Future’, dobbiamo aprirci al futuro
senza dimenticare la nostra storia, le nostre radici, la nostra
memoria – conclude lo chef -. Il vero patrimonio della cucina
italiana nasce da ciò che ci hanno tramandato i nostri nonni e i
nostri genitori. Se siamo diventati patrimonio Unesco è grazie a
quei valori: dobbiamo quindi proseguire nella direzione
intrapresa, ma con l’ambizione di aprirci al futuro. Sono due
aspetti fondamentali, complessi allo stesso modo, che devono
coesistere”.
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