Lotta a disuguaglianze per invertire tendenza

Il problema case ma anche il basso tasso di occupazione con una percentuale del 44,9%, la più bassa in Campania con una differenza rispetto al resto del 17,9% rispetto alla media nazionale. Sono le criticità del dossier sulla povertà presentato oggi a Caserta dalla delegazione di Caritas Campania alla presenza del neo presidente della Regione Campania Roberto Fico.
Il 43% dei campani è vulnerabile
Dal report – basato su fonti ufficiali come Istat, Eurostat, Ministero della Salute, Agenas, Gimbe integrate dai dati dei centri d’ascolto Caritas – emerge l’alta incidenza delle varie forme di indigenza, la “povertà assoluta”, la “povertà relativa” e il “rischio di povertà o esclusione sociale, con il 43,5% della popolazione campana esposta a vulnerabilità significative. Il 13,5% dei cittadini rinuncia poi a curarsi, rispetto al 9,9% della media nazionale.
Ciò si riflette anche sull’aspettativa di vita: in Campania si vive in media due anni in meno rispetto al resto d’Italia (80,9 contro l’82,7 nazionale). Il dossier denuncia poi sempre nel settore sanitario “lunghe liste d’attesa, carenze strutturali, personale insufficiente e un crescente ricorso alla sanità privata, con una spesa pro capite inferiore di circa 320 euro alla media nazionale (1.910 euro contro i 2.230 euro spesi nel resto del Paese), con un gap complessivo di oltre 1,7 miliardi di euro.
E anche il reddito pro capite, sebbene in crescita negli ultimi anni, è ancora ben lontano dalla media nazionale (18.500 in Campania contro i 31mila euro per cittadino nel resto d’Italia).
L’emergenza case nel casertano
Il dossier analizza anche l’emergenza abitativa nel casertano dove l’alta densità abitativa della provincia di Caserta, unita al degrado urbano e alla frammentazione sociale, rende sempre più difficile per migranti e cittadini locali trovare alloggi dignitosi. “Oltre alle difficoltà comuni, i migranti subiscono spesso discriminazioni dirette, soprattutto se di origine subsahariana. Per far fronte a ciò, molti hanno sviluppato pratiche di mutualismo e coabitazione solidale, condividendo spazi e risorse come risposta alla precarietà. Tuttavia, queste soluzioni hanno favorito fenomeni di sovraffollamento e degrado, con interi edifici fittati esclusivamente a stranieri e l’emergere di un mercato immobiliare parallelo caratterizzato da affitti elevati, contratti irregolari e abitazioni prive di manutenzione”.
Si tratta di discriminazioni non solo sociali, ma anche burocratiche. Alcuni Comuni ostacolano l’iscrizione anagrafica con richieste di documenti non previsti dalla legge (come certificati di abitabilità) o rifiutando la residenza a titolari di permesso per richiesta asilo o a chi possiede solo la ricevuta di rinnovo. “Le realtà territoriali più impegnate, come il Centro Fernandes, le Caritas di Capua, Caserta e Aversa, descrivono un quadro allarmante: a Castel Volturno, ad esempio, è ormai difficilissimo trovare un appartamento in affitto. Le persone che vivono in case degradate spesso non riescono né a stipulare un contratto regolare né a trasferirsi altrove. Per mantenere la regolarità amministrativa, alcuni sono costretti a pagare mediatori fino a 1.500 euro per essere inseriti in contratti fittizi e ottenere la residenza”, si legge ancora.
La Cei Campana: “Serve sostegno al reddito”
“Nei nostri Centri – sottolinea Antonio De Luca, Vescovo della Diocesi di Teggiano-Policastro e delegato della Conferenza Episcopale Campana per il Servizio Carità – notiamo che cresce sempre di più la richiesta di aiuti per le cure sanitarie da parte delle famiglie; molti, specie nelle aree interne, lamentano la lontananza dalle strutture sanitarie e il costo ritenuto alto dei trasporti. Lo si chiami come si vuole, ma una forma di sostegno minimo al reddito ci vuole, lo prevedono tutte le democrazie evolute per le famiglie bisognose”.
Fico: “Lotta a povertà e disuguaglianze”
“Il dossier raccoglie tutto ciò che abbiamo detto in campagna elettorale – ha sottolineato il presidente Fico – La lotta alla povertà e alla disuguaglianze, sempre più marcate, saranno una priorità del governo regionale. Tra 5 anni – ha aggiunto – dovremo garantire una vera inversione tendenza”.
Il governatore è poi tornato sulla questione sanità. “Il dato delle persone che rinunciano a curarsi è preoccupante, ma da quel dato dobbiamo necessariamente partire e implementare una medicina territoriale per far sì che la sanità sia sempre più vicina a casa tua, e le persone non rinuncino più alle cure. In tal modo anche il tasso di mortalità campana rispetto alle aspettative di vita potrà essere più vicino al livello nazionale”. La sfida dunque è quella di “sviluppare la medicina territoriale, la telemedicina, agevolare l’accesso alle cure, in modo che gli ospedale possano tornare a fare gli ospedali”.
In questo quadro, un ruolo lo giocheranno i privati. “Sono un grande fautore della sanità pubblica, ma un’alleanza virtuosa con progetti chiari con i privati è possibile – ha detto – Il pubblico deve guidare però la partita. A queste condizioni l’alleanza con i privati può essere utile anche in altri settori”.
Source link



